50 sfumature di grigio: #nonmordertiillabbro o verrai punita

Questo week end sono andata a vedere 50 sfumature di grigio. Io, una penna, il mio libretto per gli appunti e la voglia di capire quale tra le mille recensioni diverse che avevo letto, era la più vicina alla realtà. O almeno al mio gusto.
Appena sono entrata nel cinema ho avuto un dejà-vu.
Vi ricordate Nove settimane e mezzo la conclusione (se non lo avete visto potete guardarlo per capire cos’è un film girato malissimo)?
Tantissima attesa per il sequel di un grande successo. Fu un flop termoatomico ma è una vita difficile quella del sequel.
Per 50 sfumature di grigio (il suggeritore del Note me lo corregge sempre in 50 sfumature di Durex… mah ) le aspettative erano alte sia per il successo del libro (anzi, dei libri) che per l’alone di mistero e per il buzz creato intorno al titolo. Un hip hip urrà per l’ufficio stampa della Focus Features.

Ok. Detto questo, prima vi dico quello che ho visto sullo schermo,  poi vi do il mio parere personale.

50_sfumature_di_grigio_(film)

50 sfumature di grigio: i personaggi

Jamie Dornan: Lui è stato un fico da paura finché non era in posa sui cartelloni pubblicitari con addosso solo le mutande di Calvin Klein. Ora che ha deciso di giocare a fare il sex symbol parlante non è più divertente. I suoi sguardi sono sexy e provocanti come un paio di slip di acrilico pruriginoso.
In questo film interpreta Mr. Grey – perdonatemi i paroloni. Una persona fragile, un caso umano che ha un problema e lo affronta con un “sono fatto così” grande quanto la mappa genetica dei nei di Bruno Vespa. Uno che si riconosce quasi psicotico ma che, quando trova una sorta di ancora di salvezza, rincara la dose con “ho 50 sfumature di perversione dentro di me e non potrò mai essere una persona normale”.
Il tutto pronunciato con uno sguardo alla “baby, se fossi mia non potresti metterti seduta per due settimane” che tra l’altro sono parole che lui dice più o meno intorno alla prima metà del film.
Un personaggio che vive in una trasposizione moderna del medioevo in cui Apple e Audi fanno da sfondo al Grey carpet.
Se durante il film vi verrà da chiedervi che mestiere fa Mr. Grey per potersi permettere di fare a Anastasia (chi è Anastasia? Patience, please!) dei regali che costano quanto una limuousine a due piani, dovrete tenervi il dubbio perché non ci è dato saperlo.
Lui ha una grossa azienda e fa “business”! Poi che venda mutande ai Pigmei o spacci Samsung cloni in un mondo di Apple, poco importa. Come direbbero a Roma: “fa i soRdi!”

Dakota Mayi Johnson: Come il suo compagno di giochi, anche Dakota – Anastasia per i fan di 50 Sfumature di grigio – non nasce come attrice ma come modella. E qui spero abbiate capito tutto.
Anastasia è una ventunenne sfigatissima. Lavora in una ferramenta buia e triste, studia letteratura inglese (no, non è sfigata perché studia letteratura inglese), non è proprio del tutto nerd anche se ama le prime edizioni come se fossero diamanti, ma non è neanche una figa che brilla di luce propria, si veste di merda entrando nell’armadio ricoperta di colla stick e aspettando che i vestiti le si appiccichino addosso con ovvi abbinamenti di colori ad cazzum, sua madre è così occupata a cercare l’amore vero che, essendo al quarto marito, non se la fila manco per niente. In ultimo, decide di perdere la verginità con un uomo di sei anni più grande di lei ma che soprattutto è un maniaco che possiede una stanza dei giochi. La stanza che lei crede essere piena di Xbox, Playstation e simili. Ridiamo.
La sua interpretazione è praticamente inesistente. A meno che, l’autrice del libro, non abbia voluto che Anastasia apparisse come la ragazza brava ma invisibile di What Women Want. Come? Non ve la ricordate? Appunto.
Anche nelle scene di sesso Anastasia ha il trasporto e la verve di una con la gastroenterite. In compenso, però, si impegna. Ogni volta che dice di sì a Mr. Grey, sembra una pornodiva wannabe che fa le prove davanti allo specchio.
Il mordersi il labbro (lei lo fa per la prima volta dopo due minuti esatti dall’inizio del film) dovrebbe essere un qualcosa di erotico. Nel film appare come una che ha appena finito una seduta dal dentista e, mordendosi il labbro, tenta di capire quando e come finirà l’effetto di quella maledetta anestesia.

Gli altri personaggi: non pervenute note di rilievo.

La storia

Anastasia decide di fare un favore alla sua amica, coinquilina e giornalista e intervista (per caso quindi) Christian Grey, giovane imprenditore miliardario con – lievissimi e impercettibili – problemi comportamentali. Tra le domande presenti nell’intervista anche una delicatissima che darà poi un senso a  tutto il prosieguo del film.

Anastasia chiede  a Mr. Grey: “lei è gay?”.
Ora secondo voi, un uomo (cazzone) ego riferito come Christian Grey, un dominatore, un maniaco del controllo con una libido che Rocco Siffredi in confronto è un bradipo, si fa dare del gay dalla prima sfigata che capita? Ma anche no.
E a questo punto lei diventa la sua ossessione. La donna alla quale dimostrare la propria virilità.

“Mi guardi”
“La guardo”

Anastasia si accorge di essere attratta irresistibilmente da quest’uomo bellissimo (de gustibus!) e misterioso.
Consapevole del divario sociale e del fatto che il loro incontro non potrà mai avere un futuro, prova in tutti i modi a smettere di pensarlo, fino al giorno in cui Mr. Grey compare improvvisamente nel negozio dove lei lavora, compra un po’ di ferri del mestiere e la invita a uscire.

La prima volta che Anastasia si lascia andare, a una festa con la sua coinquilina e con il suo migliore amico José (anche lui inspiegabilmente innamorato di lei) , beve troppo e fa qualcosa di folle e stupido. Si tratta dell’incontro col mentore e del varco della prima soglia insieme. Questa forse la capisce solo chi si intende di scrittura creativa, di sceneggiatura e di serie tv strettamente nerd. Vabbè.
In ogni caso, a questo punto Anastasia capisce di volere quest’uomo a tutti i costi. Anche lui è incapace di resisterle e deve ammettere a sé stesso di desiderarla, ma alle sue condizioni.

“Sei qui perché io sono incapace di lasciarti andare”

Christian per stupirla e per fare colpo, al primo appuntamento la porta a Seattle in elicottero. Guidato da lui. Si chiama Charlie Tango, per dire.
Com’era la storia della compensazione per gli uomini che desiderano ardentemente auto grandi?

In barba a chi dice che fanno sesso dall’inizio alla fine, loro si baciano solo dopo i primi venti minuti del film e fanno sesso per la prima volta solo dopo quaranta minuti dall’inizio. E mi dispiace per chi si aspettava altro ma, inizialmente, è solo “normale sesso”. Di quel sesso che dopo lui suona il pianoforte per tornare poi a fare il bis come in un Pretty Woman qualunque.

“Ti fidi di me?”

Travolta dalla passione, presto Anastasia scoprirà che Grey è un uomo tormentato dai propri demoni e consumato dall’ossessivo bisogno di controllo, ma soprattutto ha gusti erotici decisamente singolari e predilige pratiche sessuali insospettabili.
Anastasia lo segue, si fida, lo asseconda.

“Cerca di avere una mente aperta”

Lui la provoca. Lei ha una parvenza di carattere.
Una parvenza che allo

“spero tanto che tu dica di sì”

di lui, si volatilizza.

Lui alterna cubetti di ghiaccio come in Nove settimane e mezzo a frustini, manette e bende di pelle nera.

“La paura è tutta nella tua testa”

Certo. Certo.
E frasi come

“Sono così arrabbiato che mi prudono le mani”

sono così all’ordine del giorno da cavalcare una apparente normalità.

“Ora ti colpirò sei volte e tu conterai per me”

Fino a un finale che non è un finale.

50 sfumature di grigio: il mio (personalissimo) parere

50 sfumature di grigio è un film che sicuramente, a prescindere dal valore della trama, della sceneggiatura e di tutto il resto, avrebbe fatto discutere perché è un film forte che parla di un disagio forte.
Un uomo difficile con una storia altrettanto difficile alle spalle e una lei che tenta di salvarlo in nome dell’amore. Quell’amore incondizionato che spinge a sopportare ciò che sopportabile non è. Un’ode alla dipendenza.
Lui la segue ovunque, lei lo accoglie, lo accetta, accetta le sue condizioni. E si morde il labbro.
Quello che non mi piace? Finché si parla di un film come Nymphomaniac che è un film drammatico che racconta un dramma vero, una vita difficile e di sofferenza, un film impegnato e impegnativo duro e crudo, talvolta in modo eccessivo ma a buon fine nato per raccontare un problema reale, va bene. Ma questo è un film che nasce per sbancare ai botteghini.
Un film vietato ai minori di 14 anni ma che, per il messaggio che trasmette, dovrebbe essere vietato ai minori di 18. Quell’idea di sottomissione della donna a causa dell amore potrebbe essere mal interpretata da giovani donne.

Ok, io sono sempre quella che tenta di trovare la morale in ogni film che vedo, ma in un epoca in cui le violenze sulle donne sono all’ordine del giorno, in cui ancora non sono terminate le lotte per abbattere il gender gap e non essere sottomesse agli uomini, il fatto che in un film venga fatto passare quanto sia figo, romantico ed emozionante avere una relazione in cui devi chiamare il tuo uomo “signore” non lo puoi toccare e ti devi far trovare nuda e in ginocchio nella sua “stanza dei giochi” quando vuole lui, mi fa un attimo incazzare.

Poi, oltre a questo, da oggi dovremo anche cominciare a preoccuparci di tutte quelle gatte morte che penseranno che basterà mordersi il labbro per sembrare delle femme fatale. Così, per sdrammatizzare.

E voi? Lo avete visto?

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Categories: Coppia, Lifestyle, Recensioni

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commenti

Commenti

  1. Anonimo
    Anonimo 3 marzo, 2015, 18:13

    Recensione bellissima e divertente. Sai che mi hai fatto venir voglia di vedere il film?
    Nico

    Reply this comment
  2. perla
    perla 6 marzo, 2015, 23:03

    Ho riso, sorriso e riflettuto sulle tue riflessioni e hai perfettamente ragione. Dovrebbero vietare alle ragazzine di vedere un film in cui una storia di morbosità viene fstta passare per amore

    Reply this comment

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