Roma e Ostia antica in un week end (parte 1)

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Sono una nottambula. Una di quelle che odia alzarsi presto e che tira sveglia fino a orari improponibili, preda del cazzeggio/lettura/tv/lavoro. Su Twitter, in orari da fascia protetta, do il meglio di me, o faccio acquisti improbabili, di cui poi al mattino mi pento. Tipo quella volta in cui ho comprato i bigodoni il giorno dopo che avevo tagliato i capelli a caschetto. Per dire.
Stranamente però, quando devo viaggiare mi sveglio prestissimo. Scelgo treni e aerei che partono accarezzando le luci dell’alba. Un po’ perché partire da un paese che si trova giusto uno sputo più in su dell’Africa è sempre logisticamente complicato, un po’ perché mi prende così e non sono mai stata brava a gestire le mie manie.

Così due settimane fa, dopo che un buzz intermittente mi perforava i timpani alle 4.30 (sì, esattamente), alle 5.45 ero su un frecciargento che mi avrebbe portata a Roma.
Non da sola questa volta ma accompagnata da prole e compagno di merende.
Abbiamo avuto una colluttazione con un cassonetto, una scivolata all’ingresso della stazione con figura di merda mattutina interconnessa, ma siamo arrivati a un soffio dalla chiusura delle porte mentre Francesco continuava a ripetere “questa è l’esperienza della mia vita… l’esperienza della mia vita!”. Ultimamene è molto fatalista e parla come se vivesse in una soap opera. Sarà colpa di Zoey 101.Lo sguardo del capostazione era un misto tra pena e sminchiamento delle palpebre. Alla fine quel treno lo abbiam preso. E nonostante intrattenere i bambini per 5 ore e mezzo sia stata un’esperienza densa di momenti infausti passati a insultare mentalmente gli alberi dal finestrino (dovevo sfogarmi in qualche modo!), alle 11.20 in punto il nostro treno è svenuto nella stazione di Roma Termini.

Mi ero ripromessa di rilassarmi totalmente, non avevo portato il pc e volevo solo distendere nervi e sorriso. E a questo proposito mi piacerebbe che l’opinione pubblica si sensibilizzasse riguardo al problema delle mamme stressate che dovrebbero avere le ferie programmate di mese in mese. Ma questo non c’entra.
Il primo passo verso il relax e l’abbattimento dell’incazzatura facile è stato rispondere sì alla domanda: “Mamma possiamo fermarci a mangiare al McDonalds? Eh? Eh?”.
Ho pensato: “Per una volta, che sarà mai?”.
Che poi è così che si dà il la a tutte le dipendenze. Al massimo fonderò un gruppo di mutuo aiuto per MacDonaldisti anonimi.

E niente, dopo 5 ore e mezzo di treno, una sosta al fast food che confeziona grasso in eccesso e cellulite nelle scatole dell’Happy Meal, 6 fermate di metropolitana e 45 minuti di autobus, eravamo lì: all’ingresso del Fabulous Camping Village di Roma. Un week end ospiti di ECVacanze per l’#eliteblogtour.

È stato il primo blogtour a cui ho accettato di partecipare. Ho sempre detto di no in questi anni, per diversi motivi che non vi sto qui a elencare sennò vi ritrovo con le treccine giamaicane alle ascelle.  Oddio, che immagine raccapricciante!
Ma dicevo che, invece, il programma di questo blogtour che prevedeva relax e intrattenimento per i bambini come ingredienti principali, mi ha sedotta. E avendo uno dei due nani che è un piccolo fan dei paleontologi, quando ho letto che avremmo passato un intero pomeriggio fra i resti di Ostia Antica, ho pensato che sì, sarebbe stato il blogtour adatto a noi.

Siamo arrivati al villaggio sabato alle 13 e già quando abbiamo varcato il cancello si sentiva aria di vacanza. Personale gentilissimo, sorridente e – apparentemente – senza auree negative che ti augurava il buongiorno con un sorriso che sembrava un abbraccio vigoroso e gioioso.
Una squadra di ragazzi e ragazze a-abbronzatissimi che ti da il benvenuto e ti fa sentire nel paradiso della pelle ambrata.

La receptionist, dopo averci registrato, ci ha catalogato come ospiti del villaggio. Sembravamo posta in entrata. Però sapeva tanto di vacanze.

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Voleva assegnarci qualcuno che ci accompagnasse al nostro bungalow. Ah! Io e Lui, esperti esploratori, accompagnati da uno che ci avrebbe fatto da guida in una foresta di pini marittimi altissimi. Ah! Ma che scherziamo?

“No, grazie, ci dia la mappa.”

Prima mi sono sentita troppo plagiata da Dora l’eploratrice. Poi, appena ho guardato la mappa mi sono resa conto che sono una deficiente con la patente europea e che il posto è talmente enorme che potrebbe contenere millemila persone. O forse le contiene già.
Bungalow contro Serena: 1-0. Brava Serena, continua così.

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Quindicibarraventi minuti dopo, abbiamo capito che la mappa era al contrario, cioè noi leggevamo al contrario i numeri dei bungalow. Illuminati come San Paolo sulla via per Damasco, abbiamo trovato la nostra casetta.
Bellissima. Mi son sentita catapultata nella storia di Hansel&Gretel.
Toh, ve la faccio vedere!

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Avevamo anche un animale domestico condiviso con Sabina e Manuela. Io odio i gatti ma questi son dettagli.
Entrati in casa, il benvenuto è stato fantastico: vino per noi, succhi di frutta per i bimbi e un cesto di frutta per entrambi. Inoltre, se non fosse che all’ora di pranzo la casa si trasformava in un forno crematorio (ma noi, sgai, c’avevamo l’aria condizionata e olè!), era davvero, davvero carina. Giudicate vobis.

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Nonostante fossimo un attimo provati dal viaggio e dalla levataccia delle 4.30, i bambini avevano deciso che riposare era – cito testualmente – roba da vecchi. La causa del presidio della piscina alle due del pomeriggio era portata avanti dai nani a spada tratta.
E piscina fu. Dovevamo aspettare l’arrivo degli altri blogger, almeno avremmo aspettato rilassandoci al fresco.
E lo so, è stato uno sporco lavoro ma qualcuno doveva pur farlo.

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E l’idromassaggio. L’ultima volta che l’ho fatto all’aperto ho avuto le visioni mistiche. È fantastico.
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Alla piscina, è seguita una passeggiata iper rilassante tra i pini marini. Hanno quel profumo che non lo puoi raccontare.
Sanno di vacanza, di giochi da fare, di giorni da vivere al massimo, di notti da respirare, di fruscìo, di pacchia, di amore, di vita.
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E tutto il villaggio aveva lo stesso profumo. Quello della libertà di scegliere, decidere e fare in base all’umore e ai sorrisi. Non al tempo.
Quella libertà che ho, faticosamente, lasciato lì, ma che spero di ritrovare presto.

 

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commenti

Commenti

  1. alem
    alem 25 giugno, 2013, 12:26

    Eravate vicini vicini a casa mia 🙂
    Io vivo e respiro di quell’odore, pini mescolato al salmastro umido del mare.
    Non ne posso fare a meno, perchè la mattina è vero, apri la finestra e ti sembra di stare in vacanza.

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