Coaching: insegnare ai bambini a vivere gli errori come fossero opportunità

coaching per bambini

Da circa un anno il mio approccio educativo (diamoci un tono) è completamente cambiato.
Prima mi focalizzavo su aspetti sbagliati, più scontati, troppo influenzati da retaggi sociali e meno utili alla crescita dei bambini. Cose futili che alimentano solo discussioni sterili.
Ora cerco di aiutarli a spianare la strada verso l’autorealizzazione personale. More difficult.
Prima parlavo di voti, di metodi di studio, di applicazione e di impegno, ora parlo d’altro e so che i risultati sono tangibili.
Ora parlo di ottimismo e, tranne nei momenti in cui sbatterei con la testa contro il muro del pianto fino ad abbatterlo, anche di cambi di prospettiva.
Ho conosciuto delle persone che di professione fanno i life coach. Ho parlato con loro e sono stata illuminata.
È come se una parte di me che fino a ora conoscevo ma sulla quale non ero mai riuscita a puntare una torcia si fosse accesa di una luce abbagliante che riesce a investire anche chi mi è intorno. Il senso non è che ora sono un’eroina che presto salverà il mondo dall’ansia e dall’ipocondria, ma se prima mi agitavo con poco, rendendomi insopportabile, ora ho imparato a essere una persona più rilassata e più di compagnia e questo, ovviamente, si riflette sulla mia famiglia.

Dopo aver conosciuto questi fenomeni, i life coach, ho cominciato a informarmi su cos’è il coaching e sulle sue promesse di renderti la vita migliore.
Da lì alla decisione che avrei dovuto cominciare a trattare diversamente i miei errori, c’è voluto un attimo.
Non sarebbero più stati dei sacchetti di compost da seppellire in giardino ma li avrei messi lì, su un piedistallo, li avrei osservati e sviscerati, analizzati e autopticati fino a che non ne sarebbe venuto fuori il lato positivo.
E prima ci mettevo settimane, poi giorni. Ora mi basta rifletterci un po’ per trasformare quell’errore in un’opportunità da cogliere per migliorarmi e per sorridere.
No, con l’ipocondria non ci sono ancora riuscita ma ci sto lavorando.

Ora che ho visto gli effetti benefici del coaching su di me, ho deciso di far fare ai bambini delle sessioni di coaching motivazionale durante le quali analizzarsi, capire quali sono i propri punti deboli e renderli dei punti di forza e di unicità. Penso che per cominciare a insegnare loro a guardarsi dentro e a farsi le giuste domande non siano mai troppo piccoli.
Il prossimo anno scolastico sarà un anno di cambiamenti per entrambi: Swami comincerà la scuola elementare e Francesco la scuola media; io sarò quella che non ha più figli che vanno alla materna (semi-cit. Chiara Petragnani).
Forse cominciare con uno zaino pieno di ottimismo e consapevolezza non potrà che far loro bene.
O almeno credo.

Pensate che sia esagerato far avvicinare i bambini al cambiamento con un supporto che renderà loro più dolce le fasi difficili, che gli insegnerà a trarre beneficio dai propri errori o che è meglio fidarsi del loro spirito di adattamento?

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