Del perché, vi spiego, resteranno in due

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Dopo che io e Lui eravamo insieme in pianta stabile, dopo il matrimonio e un po’ di convivenza, hanno cominciato a chiedermi quando avrei scritto alla cicogna. Le parole esatte erano proprio queste. Parole dette in tono umoristico e accompagnate da un sorriso. Gente che facendo la simpatica voleva sapere se fossi incinta o se avessi l’intenzione di procreare di lì a poco. Quasi fosse una questione di interesse nazionale.
Poi è arrivata la pancia, ho scoperto di aspettare un maschio e quando mi chiedevano cosa fosse, alla mia risposta “un maschio”, prontamente piazzavano la frase “beh alla prossima sarà femmina”, dando per scontato che, di lì a poco, ne avrei fatto un altro.
Francesco cresceva e con lui la mia, nostra convinzione che sarebbe rimasto figlio unico.
“Ma non vuoi farla ‘sta coppietta?” era il mantra quotidiano dal compimento del secondo anno di Francesco in poi.
Io non ne volevo sapere. Lui diceva che stavamo benissimo in tre. Tutti felici meno uno.

Francesco ha cominciato a chiedere un fratellino/sorellina, a dettare lettere che io avrei dovuto scrivere e spedire alla cicogna e nelle quali diceva di voler barattare la sua bicicletta per un fratellino/sorellina.
Francesco lo chiedeva in continuazione, così spesso che ci ha costretto a guardarci dentro.
Il desiderio c’era ma la paura che cambiassero troppe cose lo copriva come fosse uno strato spessissimo di ghiaccio.
Abbiamo deciso che le cose non sarebbero cambiate se non fossimo stati noi a volerlo. E così è stato per alcuni punti di vista. Ma ci sono cose che, con un neonato in casa cambiano. Cambiano le priorità, le direzioni delle tue decisioni, cambia il piano spese familiare, gli impegni, le responsabilità e non è vero che dove si mangia in tre si mangia in quattro perché i libri, i quaderni, gli investimenti scolastici non puoi prepararli aggiungendo un po’ di farina in più come faresti per una torta.
E non sono romantica scrivendo queste cose ma mi fa incazzare moltissimo chi mi dice che quelle donne che usano il proprio corpo per procreare assecondando il loro desiderio di avere molti figli, sono donne complete, sono donne che hanno bisogno di fare figli perché hanno così tanto amore che impazzirebbero altrimenti.
Volete sapere come la penso? Forse no, ma ve lo dico lo stesso.
Per me sono donne egoiste. Più figli fanno e più sono egoiste.
Non parlo di mamme tipo Angelina Jolie che ha sei figli ma ha il tempo e le risorse per dedicarcisi.
Parlo di donne normali, che magari hanno bisogno di lavorare; bisogno non solo inteso in senso economico ma anche in senso di necessità personale di sentirsi realizzate e che fanno orari improponibili e non conciliabili con quelli dettati dalle esigenze di un bambino piccolo.
Allora a meno che queste donne che ascoltano il proprio istinto materno come un’adolescente ascolta i consigli dell’amica bimbaminkia non siano delle ricche ereditiere, come fanno a seguire i bambini nei compiti, nei loro impegni, a seguirli in attività sportive agonistiche che potrebbero regalargli soddisfazioni, a fargli avere un’adeguata istruzione, a mandarli tutti all’università, ad assicurargli un futuro sereno sapendo di riuscire a fronteggiare anche qualche imprevisto? Come?
Sono domande che mi faccio. E se anche la risposta sarà “se vorrà andare all’università lavorerà per pagarsi gli studi” significa che questi genitori che hanno deciso di mettere al mondo un figlio, hanno ascoltato solo il proprio istinto e assecondato il proprio desiderio senza tenere conto di quello che potrebbe accadere. Senza pensare “metto al mondo un figlio al quale cercherò di dare il meglio”.
Non significa viziarlo, semplicemente aiutarlo ad avere una vita serena.
Un figlio non vi chiede di venire al mondo ma se decidete di accoglierlo allora fate in modo che abbia una vita felice.
Questa la mia filosofia. Può essere sbagliata, lo so, ma non vado mica in giro a contare i figli di nessuno. Ecco perché gradirei molto non lo si facesse con me.
E i miei, sono quasi certa – a meno che la vita non mi riservi particolari sorprese – resteranno in due perché, se fossero tre, non avrei le risorse (non solo economiche ma neanche temporali né personali in generale) per seguire la loro crescita, per ascoltarli, per consigliarli quando ne avranno bisogno, per accompagnarli a fare sport. Non avrei le risorse per essere una mamma presente.
Ecco perché, vi spiego, rimarranno in due. Perché penso di essere meno egoista di quel che si creda.

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Categories: Maternità

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