Depressione post partum: cosa ne sanno i papà

La depressione post partum è cosa da donne.
Peccato che poi gli uomini, i mariti, i padri, vi si ritrovino immersi fino alle orecchie. Spesso senza neanche rendersene conto e senza nemmeno sapere come uscirne.
E con lui (IlMaritoIdeale) ne ho parlato. Non so più quante volte, di quello che ha provato, sentito e di come l’ha vissuta. E mi ha aiutata a capire e a vederlo anche con altri occhi. E a capire. E anche a guarire, poi.
Ora, lui ha deciso di raccontarlo a voi.

Ricerche, illusioni, sogni fondati e speranze. Alla fine, dopo nove mesi, eravamo in tre. Sapevo che lei non avrebbe accolto bene il taglio cesareo ma alla fine era andato tutto bene ed entrambi stavano fisicamente bene. Era quello ciò che contava veramente no?
Il carrello della nursery attraversava il corridoio per portarci lui: F. L’ho preso in braccio, ero felice. Pervaso da una felicità strana, incontrollabile e stupidamente infantile. La sentivo salire dai piedi fino alla testa; mi sentivo un bicchiere di birra alla spina. Ero sopraffatto dal suo sguardo consapevole di stare per vedere quanto di più bello anche i miei occhi avessero mai visto: lei. Pensavo che appena avremmo incrociato i nostri occhi le mie sensazioni avrebbero fatto eco nelle sue. Invece le ho appoggiato F. tra le braccia, ed è stato un attimo, un flash; subito ho capito che qualcosa non andava. Il suo sguardo era strano, vuoto, assente e quasi infastidito dalla situazione. Era impaurita e spaesata. Perché? Com’era possibile? Aveva cercato lei questa “felicità” lottando contro mesi di ostacoli con la forza di una tigre. Una tigre a soli 23 anni! Ora che aveva raggiunto il traguardo non poteva fare così, era stupido e incomprensibile.
Invece se ne stava lì, apatica e con le lacrime sulla rampa di lancio pronte e rigarle le guance. Riuscivo a sentire il rumore di quelle lacrime che, una volta uscite, le si schiantavano nello stomaco e che insieme ai singhiozzi non sapeva controllare. E non sapeva dire perché, né cosa provasse.
Era in preda alla disperazione, al contrasto interiore e ai sensi di colpa perché nei momenti in cui la lucidità prendeva il sopravvento, si rendeva conto che questi istanti che stava perdendo col bambino, non sarebbero tornati.

“Perché non posso essere felice? Io voglio essere felice di tutto questo ma non ce la faccio e uno non dovrebbe sforzarsi di esserlo!!!”

I giorni passavano e lei continuava a ripiegarsi su se stessa come un origami. Finché finirono anche gli angolini di carta! E ho provato a lanciarle accuse, frustrazioni e domande. E ho sbagliato ma non capivo quale fosse la giusta carta da giocare. Ed ero un po’ nel pallone anche io. La vedevo sprofondare e rinchiudersi in un mondo unicellulare e senza sorrisi. E le parole diminuivano e gli sguardi persi aumentavano. Eravamo entrambi sulla soglia di un limbo dal quale ero certo di volerla trascinare via. Per tutti e tre.

Intanto cercavo di occuparmi il più possibile del bambino per farla riposare. Questo, però, non bastava. E soffrivo quell’essere impotente con rabbia: ero incazzato con lei perché si era “lasciata cadere” in una situazione simile ma anche con me stesso che, ad ogni tentativo di reazione che provavo, ottenevo solo un inabissamento peggiorativo. Come nelle sabbie mobili. Finché un giorno, a pochi mesi dal parto, stanco come se sentissi il peso che le curvava inconsapevolmente le spalle, ho chiesto aiuto per lei. Ho creato un muro di cinta fatto dalle nostre famiglie che ci si sono strette intorno e hanno dato un nome a questa cosa: depressione post partum. Me lo ricordo quando ce ne parlarono al corso pre-parto:

“Potreste vederla strana, con le le lacrime in tasca e con l’emotività facile ma è normale, sono gli ormoni e dura solo qualche giorno”.

Ne avevano parlato come se si trattasse di un raffreddore che passa con un’aspirina in più. Io e lei lottavamo contro il buio da … boh? Avevamo perso anche la cognizione del tempo. Cercavamo di costruire feritoie a picconate e non riuscivamo a venirne fuori. Nonostante l’aiuto della nostra famiglia le cose peggioravano. I giudizi negativi arrivavano comunque ma cercavo di schivarli a colpi di cellulari spenti e citofoni ignorati, finché leggendole addosso la voglia di godere la propria felicità ho deciso di parlarle e, insieme, chiamare uno psicologo.
Da qui, tante parole, tante lacrime, tanti abbracci e tanta chiarezza. 

Il resto è stato una discesa verso la consapevolezza di quella felicità che oggi ci tiene ancora uniti.


Lui ha messo a nudo i suoi sentimenti sapendo che potrebbero essere utili ad altri papà. E lo fa spesso anche  nella realtà. Senza paure e senza terrorismi.
Quello che spero di ottenere con questo post sono delle riflessioni su come la depressione post partum viene vissuta da una coppia, non solo da lei. Tante riflessioni che possano aiutare i quasi neo papà a conoscere meglio questo fantasma – che c’è, esiste ed è anche serio! – e a riconoscerla muovendosi con i giusti passi.
Parliamone.

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commenti

Commenti

  1. Zia Atena
    Zia Atena 23 gennaio, 2012, 11:34

    Ma allora siete una famiglia di scrittori….!!
    Un bel racconto,dritto dritto e carichissimo…

    Del resto non so parlare, non posso dire…ma è bello aver ascoltato Lui…che è la persona che dovremmo ringraziare di più per tutte le cose belle che riesci a scrivere in questo blog!

    Siete una bella famiglia!

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  2. solitamente
    solitamente 23 gennaio, 2012, 12:01

    Complimenti! Un “bellissimo” racconto vero …

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  3. bismama 2.0
    bismama 2.0 23 gennaio, 2012, 12:07

    @Zia Atena: sai cosa? Forse quando racconti emozioni forti le dita vanno da sole sulla tastiera.

    @solitamente: Grazie. Riferirò 😉

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  4. paola - la margherita e il lappio
    paola - la margherita e il lappio 23 gennaio, 2012, 12:11

    cara bis, penso che questa sia la cosa più bella che tu abbia pubblicato sul blog fino ad ora. senza nulla togliere a te (non lo farei mai! :D) credo che questa apertura da parte del mitico MaritoIdeale possa essere davvero di aiuto.
    Ha fatto una cosa importante. Siete una bella famiglia.

    Un bacio, Paola

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  5. Rossella - Casa Lellella
    Rossella - Casa Lellella 23 gennaio, 2012, 12:38

    un papà e un marito doc.

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  6. Anonymous
    Anonymous 23 gennaio, 2012, 12:41

    Cara Bis, concordo con Paolo, un post bellissimo, le parole di tuo marito scaldano il cuore e aiuteranno chi in questo momento ha necessità di queste parole.
    …parole d’amore mia cara, per te e per i tuoi figli.
    Un pò mi viene in mente mio marito, la stessa tenacia, lo stesso amore che mi ha aiutata in momenti bui, come il cesareo, come la mancanza di latte, come la morte vista in faccia molto, troppo da vicino. A me ad uscirne ha aiutato un momento drammatico, quando hanno ricoverato Matteo (15gg) per un’infezione come ricorderai. Il pensiero di perderlo, ha fatto sì che non pensassi più solo a me, ma a far star bene lui!
    ti abbraccio
    Raffa

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  7. Debbie
    Debbie 23 gennaio, 2012, 13:05

    si, anche per me questo è il post più bello che abbia mai letto e non solo nel tuo blog. Ho pianto come una fontana, mi si è scaldato il cuore, ho provato tenerezza e impotenza…forse come lui. E poi c’è quella frase: “Ero sopraffatto dal suo sguardo consapevole di stare per vedere quanto di più bello anche i miei occhi avessero mai visto: lei.” Brivido…

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  8. Lilybets
    Lilybets 23 gennaio, 2012, 13:20

    Cara,davvero un bellissimo post,utilissimo a chi si avvicina ad un grande cambiamento come quello che comporta il diventare mamma e papa’-

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  9. francesca
    francesca 23 gennaio, 2012, 14:07

    post bellissimo, davvero. Anche mio marito in quei momenti ha attraversato piu’ o meno le stesse fasi, e’ stata lunga e difficile la strada, e senza di lui non ce l’avrei mai fatta…e c’e’ bisogno di dirlo come la vivono i papa’. come al solito bis,hai detto qualcosa che avevo bisogno di sentire. grazie!

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  10. Elisa (Mestieredimamma)
    Elisa (Mestieredimamma) 23 gennaio, 2012, 14:28

    bravi, bravo lui, a starti così vicino (e mi associo ai complimenti sulla scrittura coinvolgente… una meraviglia!) e brava a te, per volerne dare voce.
    Io non ci sono passata, ho avuto fortuna, ma ricordo bene lo scoramento di una cara amica, che l’ha riconosciuta dopo molti mesi, perchè era leggera, ma c’era e le rendeva la vita triste, e non le permetteva di godere il piacere di avere un piccolo accanto
    grazie per aver condiviso questa vostra esperienza

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  11. Anna
    Anna 23 gennaio, 2012, 15:29

    E qui si piange! Complimemti davvero ecco perche’ porta questo nome, il maritoideale, davvero un grande post che secodo me aiutera’ tanti neo papa’ e neomamme! Grazie bis!

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  12. piccola mamma
    piccola mamma 23 gennaio, 2012, 15:53

    bel racconto che purtroppo mi ha fatto tonrare indietro nel tempo. io anche ne ho sofferto e penso non mi sia passata del tutto..
    è facile parlare.. bisogna trovarsi però nelle situazioni.
    tu hai avuto la fortuna di aver tuo marito accanto..
    io no….mi sono ritrovata mamma,moglie e donna a 19 anni!!

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  13. bismama 2.0
    bismama 2.0 23 gennaio, 2012, 16:21

    @piccola mamma: esatto! È proprio facile parlare ma quando ti ci trovi dentro è orribile e tutto quello che sai e che hai appreso prima del parto, ti serve quanto un salvagente nel deserto! Hai bisogno di persone che sappiano cosa fare accanto a te e lo scopo di questo post non è solo di raccontare il punto di vista di un papà che ha avuto la fortuna e la lucidità di accorgersi di tutto. Ma attraverso le sue parole, spero che quegli uomini che stanno per diventare papà possano capire che, dopo il parto, potrebbero anche trovarsi in una situazione simile e, speriamo, riuscire a reagire.

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  14. mafalda
    mafalda 23 gennaio, 2012, 16:48

    È bello avere accanto una persona sensibile. È stato così anche per noi: il buio è durato poco, ma se non ci fosse stato IlMioAmore no sarebbe stato altrettanto facile da superare.
    Siete una bella Famiglia 🙂

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  15. Ruben
    Ruben 23 gennaio, 2012, 18:20

    Ho avuto la fortuna di non vivere questa situazione, ma sicuramente come hai scritto potrà essere sicuramente d’aiuto. Complimenti al papà e a te visto che l’hai scelto!

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  16. M.C.C.
    M.C.C. 23 gennaio, 2012, 19:28

    Molti papà ne sanno davvero poco e interpretano male la depressione post partum credendo si tratti di “capricci da adulto”.
    In effetti nei corsi per neogenitori e per futuri genitori cerco sempre di spiegare quanto sia importante essere uniti e di sostegno l’un l’altro.
    Bel post, mi piace!
    Se ti va mi piacerebbe che tu partecipassi al sondaggio su giocolandia!Ti aspetto e aspetto quante leggeranno!Grazie

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  17. simplymamma
    simplymamma 23 gennaio, 2012, 20:20

    e no ora vogliamo un blog di tuo marito!!! scrive benissimo. semplicemente un abbraccio da chi ogni tanto in quel limbo ci cade ancora!

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  18. sfollicolatamente
    sfollicolatamente 23 gennaio, 2012, 22:59

    Brava Bismama, una prospettiva intelligente sull’argomento!
    Ricordo quando al corso preparto parlavamo della depressione post partum, e dicevano proprio che e’ Lui che deve vedere i segni e agire con te di conseguenza, perche’ la donna ci e’ dentro e non si puo’ aiutare da sola..siete una bella coppia, e sono sicura che questa cosa vi ha resi piu forti xxx

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  19. Mamma_pasticciona
    Mamma_pasticciona 24 gennaio, 2012, 10:29

    Un post molto bello, da una visuale diversa, che ci fa capire molte cose. Bravi, complimenti! 🙂

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  20. psicomelina
    psicomelina 24 gennaio, 2012, 16:00

    Io non ho avuto una depressione post partum “da manuale”, nel senso che non ho voluto incontrare nessuno psicologo che mi guardasse, valutasse (e io la psicologia la studio. Sarà che come il calzolaio vado in giro con le scarpe rotte?).

    Però ero triste. Triste e vuota perché avevo puntato troppo sul parto naturale, e il cesareo all’improvviso non l’ho mandato giù. Forse dopo quasi due anni ancora non l’ho mandato giù del tutto, visto che ogni volta che mi parlano della cicatrice o me la tocco sotto la doccia mi gira la testa e cambio argomento.

    E intanto la tristezza, il nervosismo alle stelle, il non voler vedere nessuno di quelli che mi stavano intorno e il non poter vedere quelli che mi stavano troppo lontano, il vivere sempre chiusa dentro casa perché intorno a me in quella nuova casa c’era solo nulla cosmico; il peso che non scendeva, l’allattamento che non partiva, il mutismo per le stupidaggini e gli errori altrui, perché nessuno capiva e tutti minimizzavano cose che loro non sapevano e non volevano capire.
    Anche mio marito era caduto nella trappola del baby-blues temporaneo. Ma il temporaneo era diventato 6 mesi. E intanto io mi sentivo fuori luogo, ma facevo la mamma, per non cercare di perdere quei momenti. Ma facevo la mamma come se fosse una copertura. Per non far capire e non far scoprire che in fondo il più delle volte non mi importava, che mi andava solo di stare da sola.

    Poi una sera una litigata con mio marito, che non capiva uno dei tanti disagi del periodo e poi finalmente la confessione: Non volevo stare dove ero, ed essere chi ero. Mio marito ha capito, ha promesso di starmi vicino, di comprendere. E il muro piano piano è crollato.

    Se non avessi avuto mio marito, sensibile, fatto così, credo che ancora starei piangendo guardando le mollette del bucato. E quel poco di corso preparto che è riuscito a frequentare è stato utile. Ma forse il corso preparto andrebbe esteso anche ai suoceri, cognati e parenti invadenti vari. E’ il giudizio altrui (ma soprattutto il proprio) che non aiuta a uscire dal tunnel.

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  21. bismama 2.0
    bismama 2.0 24 gennaio, 2012, 16:06

    @psicomelina: hai descritto tutto in pieno. I giudizi, poi hanno il peso specifico del piombo! Mi ricordo ancora una frase “Ma cosa hai da piangere se hai un bambino sano e una famiglia?”… non ho saputo rispondere ma, appunto, la risposta era nella domanda stessa. Se fossi stata in un periodo psicologicamente “normale” non avrei avuto nulla da piangermi addosso!! Ma era difficile da far capire.
    Anche per me c’è voluto tempo e forse il secondo cesareo e il modo in cui ho vissuto quel momento e anche tutta la seconda gravidanza mi hanno aiutata. Parlarne nel libro, poi, mi ha aiutata a sviscerare le emozioni e tradurle in parole… mi sono autopsicanalizzata.

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  22. psicomelina
    psicomelina 24 gennaio, 2012, 16:34

    Noi stiamo ora pensando al secondo, dopo più di 20 mesi. Ma se penso:
    a) al cesareo in sé per sé
    b) al Vbac che un po’ lo voglio e un po’ no
    c) alla depressione postpartum 2 la vendetta che visto che sembra che a me l’ossitocina non passi nemmeno per l’anticamera del cervello..
    ..mi prende un coccolone!

    ma diciamo che il mio caso è un po’ lunghetto da analizzare, ma spero di uscirne presto, prima dell’arrivo della prossima cicogna!
    Sennò poi tocca pure a me scrivere un libro! 😀

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  23. lucyinvacanzadaunavita
    lucyinvacanzadaunavita 25 gennaio, 2012, 09:32

    che dire… veramente il marito ideale!! Scherzi a parte, un racconto intenso e bellissimo, senza censure e sdolcinatezze. Una fatica che, depressione o no, molti papà hanno in parte vissuto nel vedere la propria compagna cambiata. Se penso a me, al mio primo parto, alla sottile malinconia che mi pervase in quelle prime settimane da neo mamma, alla fatica di gestire una bimba ululante che non mi dava tregua e penso a mio marito, lo ricordo come un porto sicuro. Per me e per la mia bimba: una spalla su cui appoggiare la testa e magari versare qualche lacrima e due braccia nelle quali lasciare il fagotto ululante (che immediatamente si placava). Grazie per questo post, ora vado a parlarne su Blogmamma! Ciao e a presto! Lucia

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  24. gio78
    gio78 25 gennaio, 2012, 15:44

    Bellissimo racconto!….ho avuto la fortuna di avere un marito ideale al mio fianco anche io…in quei momenti di tristezza, con la mia bimba in braccio ed io che piangevo senza capirne il motivo…le notti insonni, le mie sfuriate continue, la rabbia verso tutti, le lacrime ad ogni commento altrui….ancora adesso ricordo quei momenti, tutti che sorridevano alla mia piccola e a me chi ci pensava……per un anno sono stata così poi ho deciso di parlare, di sfogarmi…ho chiesto il sostegno di mia madre, un aiuto non invadente e soprattutto senza giudizi, cosa che mi mandava in bestia puntualmente!!…ho allontanato finalmente alcune persone che reputavo negative per me e la mia vita….e in tutti quei momenti mio marito era presente: a darmi il cambio di notte per farmi dormire un pò, addormentare la piccola quando ormai ero troppo nervosa per farlo, persino in cucina non si è tirato indietro nel darmi una mano……lui che si sarà sentito impotente un milione di volte, in silenzio senza mai replicare o alzare la voce con me….oggi quando guardo la mia bimba di tre anni ripenso a quei momenti ormai persi o comunque vissuti male mi si stringe il cuore…..è vero, bisogna parlarne perchè spesso tante coppie non ce la fanno a superare questo tipo di problema…..Giovanna!

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  25. Adry le tre gonne di villa p.
    Adry le tre gonne di villa p. 25 gennaio, 2012, 19:07

    Credo che questo post aiuterà tante neo mamme a capire che la depressione post partum è un problema non solo nostro, ma della coppia. Affrontare e superare questo momento insieme non è da tutti e non è semplice. Credo che un uomo consapevole, buono e intelligente, innamorato, faccia la differenza. E voi l’avete fatta.
    E mi ha fatto piangere LUI.

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  26. Cappuccio e Cornetto
    Cappuccio e Cornetto 26 gennaio, 2012, 10:53

    sono giorni che giro intorno a questo post. Che la mia dpp (buffo che gli acronimi dataprevistaparto e depressionepostpartum coincidano no?!?) non è stata così eclatante, così sconvolgente. Non ha richiamato, almeno non subito, l’attenzione. Che è andato tutto bene: parto naturale e veloce, Gnoma sana, sanissima, che dopo 48 ore ci hanno rispedito a casa. Ma era novembre, il mio Lui doveva lavorare, faceva buio presto e la mia famiglia è sparpagliata per il mondo, i miei suoceri comunque non vicini. E così mi ritrovavo a piangere appena vedevo buio, a non riuscire ad addormentarmi neanche quando la Gnoma dormiva, tesa come una corda di violino. Taravo la mia giornata sulle trasmissioni televisive, non riuscivo a tollerare il silenzio o a stare al buio, non quando ero da sola con lei. Ero sicura che non sarei mai tornata come prima. Poi.. poi il tempo passa, il mio lui mi guardava e mi vedeva e mi ha accudito partendo dalle basi: facendomi mangiare, controllandomi, seguendomi passo passo. La mia famiglia ha drizzato le antenne, anche da lontano, e le mie Amiche non mi hanno mai mollata. E così piano piano io sono uscita da quel limbo che in qualche modo ti attrae, la Gnoma è cresciuta semplificando la situazione, e il mio Lui continuando a tenermi per mano mi ha ascoltata e lasciata sfogare, senza remore. E cosi oggi siamo qui, a parlarne, a ricordare, ad avvertire le amiche future mamme, per non aver paura. Perchè solo il silenzio, in questo caso, deve far paura – perchè il silenzio sulla dpp genera mostri.

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  27. gemini
    gemini 30 gennaio, 2012, 10:44

    Complimenti per questo post, credo possa essere davvero utile offrire anche il punto di vista dei papà… per questo ho deciso di parlarne anche su Tuttomamma, ti ho lasciato il link sopra!

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  28. Mammachetesta
    Mammachetesta 2 febbraio, 2012, 13:28

    Ci ho messo un po’ a commentare questo post.
    Sei stato bravo. Molto.
    Nonostante le incomprensioni, le accuse e gli errori.
    Hai cercato di aiutarla, di tutelarla, e poi l’hai ascoltata, capita.
    Hai capito che c’era un problema, che soffriva.
    Non l’hai giudicata.
    Ti assicuro che significa molto.

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  29. Ska
    Ska 6 marzo, 2012, 15:22

    che bel post.

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