Essere mamme felici, libere…

…e un po’ egoiste!
Articolo su Glamour del mese di Dicembre.
Nell’articolo viene citato il mommypensiero di Wonder e di Flavia Rubino.
Il loro punto di vista sulla mammità lo conosco – visto che ogni tanto seguo i loro blog – e lo condivido su più fronti, ma messo nel calderone insieme a quello di altre donne e commentato da una giornalista, prende una piega, nonchè un’importanza, diversa.
Ho trovato l’articolo molto ben fatto e ben scritto. Lo dimostra il fatto che sono qui a parlarne.
Chapeau alla giornalista che lo ha scritto. Soprattutto, però, ho notato che è impossibile che questo articolo non scateni, in chi lo legge, nessuna riflessione.
Quanto meno, a me le ha suscitate.
Riflessioni, non giudizi.
Riflessioni, non critiche.
Pensieri e domande.
Il titolo: essere mamme felici, libere…e un po’ egoiste.
Premesso che penso che un pò di sano egoismo sia alla base del concetto assoluto di vivere bene e che sia fondamentale per un corretto sviluppo del rapporto genitore-figlio, mi domando “perché essere solo mamme felici?”.

Forse il perché di questa domanda, che mi si è installata in testa appena ho letto il titolo, è da ricercarsi nel mio background, nella mia vita reale. Conosco molte mamme – oltre quelle in rete – e una buona parte di queste sono mamme felici, ma, non sono donne felici.
Fino a pochi  – ahimè – anni fa, donna faceva rima esclusivamente con mamma.
Oggi – deo gratias – chi diventa mamma sceglie di farlo! Consapevolmente.
Premesso questo, per me una donna che sceglie di essere mamma è automaticamente felice di esserlo. Altrimenti non avrebbe scelto.
Felice, che non significa automaticamente soddisfatta. Si può essere felici della scelta ma insoddisfatte del proprio stile di vita. O si può essere mamme felici e soddisfatte. Dipende.
Il problema è una donna triste che può sentirsi appagata dalla vita mammesca ma totalmente fuori sintonia con il partner, con il lavoro, con il resto del mondo. Una donna, prima di diventare mamma è appunto una donna. Il fulcro della felicità, a questo punto del ragionamento, è la conciliazione tra lo status di mamma e la vita sociale di donna.
E qui entra in gioco il corpo dell’articolo.
Leggendo, gli aspetti che emergono maggiormente sono due:

  •  la voglia di mantenere le abitudini che appartenevano alla vita pre-mamma;

Penso che la gravidanza, prima, e l’essere mamma, poi, siano una specie di metamorfosi. Ovviamente che non avviene solo a livello fisico, ma principalmente, psichico.
Detto questo, non credo che questo cambiamento comporti una variazione dei gusti personali.
Cioè, come dice Wonder nell’articolo, se ti piace una cosa prima di essere incinta, quella cosa ti piacerà pure dopo. L’ostacolo è: potrai comunque continuare a farla? Non sempre la risposta è si, neanche con tutta l’organizzazione del mondo.
Esempio.
Io e IlMaritoIdeale non siamo mai stati amanti della discoteca a tutti i costi, ma non ci facevamo mancare qualche seratina mondana o qualche festa privata dove, comunque, c’era da ballare e divertirsi. Una festa del genere, a bordo piscina, è capitata proprio mentre io ero incinta di First.
Prime serate estive, erano i primi di giugno e io ho partorito il 14. IlMaritoIdeale diceva di non andarci, io non volevo sentire ragioni e soprattutto, non ne vedevo di reali per disertare.
Ci siamo andati.
Dopo i primi dieci minuti che ballavo sembravo un ippopotamo obeso con gravi problemi di sudorazione.
Non potevo bere alcolici. Mentre i miei amici bevevano pina colada, io avevo in mano una tristissima lattina di coca cola.
Per muovermi tra la gente, due nostri amici, dovevano crearmi una specie di corridoio umano per fare in modo che evitassi gomitate e spintoni sulla pancia.
Un disastro.
Dopo un paio d’ore ho preferito tornarmene a casa. Consapevole del fatto che le donne incinte e le feste sono due cose che difficilmente vanno a braccetto. La cosa che è stata più strana è il fatto che non ne ho fatto una tragedia, anzi. Mi è sembrato naturale così. Come dire, una tappa del percorso di mutazione, ecco.
Un altro esempio sono i viaggi.
Per noi (coppia) e per i nostri ritmi lavorativi che prevedono giornate di 12 ore e settimane lunghe anche 20 giorni (a volte lavoriamo anche due o tre week end di seguito), fare un viaggio significava identificarci, per tutta la durata della vacanza, con un lettino da piscina. Vivere in simbiosi con esso per circa 13/14 ore. Le restanti le passavamo a dormire, mangiare e, qualche volta, in qualche locale. Una botta di vita.
Le prime vacanze con il nano sono state in un villaggio vacanze scelto in base alla varietà di servizi offerti dal miniclub. Il risultato è stato un nano urlante quando abbiamo provato a lasciarlo alle nano-animatrici. Pertanto il nostro concetto di vacanza ha dovuto subire, per forza di cose, un radicale cambiamento.
Da qualche anno, inoltre, a First è venuto fuori il mal d’auto, mal di mare e mal d’aria, quindi di viaggiare non se ne parla. Oppure se ne può parlare in due casi:
a) lo imbottisco di xamamina fino al midollo
b) lo lascio a casa (ora insieme a Second).
Il primo caso mi sembra abbastanza crudele, soprattutto per me che prendo xamamina da una vita e so quanto ti rincoglionisca.
Il secondo, lo vedo peggio del primo. Insomma, già passo poco tempo coi nani a causa del lavoro, se poi dovessi avere le ferie (che non sempre ho), farle da sola senza nani è una cosa che nemmeno contemplo.
Non per senso di colpa, semplicemente perchè anche io ho voglia di passare del tempo con loro e, anche quando mi viene voglia di sparire e andare una settimana sulla luna, so che sono la loro mamma e ho delle responsabilità nei loro confronti. Insomma, non mi hanno mica chiesto loro di nascere e dal momento che ho deciso io per loro, devo mantenere un minimo di self control anche nelle situazioni in cui mi sento solidale con il mostro di Firenze.
A questo punto, mi chiedo, ed è una domanda non polemica ma sincera, potrei veramente organizzarmi in qualche modo per fare quello che facevo prima? O, semplicemente, è più naturale accettare in maniera indolore i cambiamenti che le mie scelte hanno apportato alla mia vita? Non significa alienarmi ma semplicemente “adattare” lo stile di vita a quello che ho scelto di essere. Crescere e modificare la propria scala di attribuzione delle priorità.

  •  i sensi di colpa che attanagliano alcune donne che non si sentono delle brave mamme.

Spesso i sensi di colpa io li ho. Ma non per non essere una brava mamma. Mi domando spesso se faccio tutto quello che posso e la risposta è sempre si. Problema inesistente, penserete. Invece no.
Nonostante io faccia quello che posso, TUTTO quello che posso, non è abbastanza. Non perchè io non mi accontento ma  perchè, ad esempio, ci sono giorni in cui vedo i nani, in tutto, un’ora e mezza. Giusto il tempo di cenare e addormentarli! Non è sufficiente. Non è normale. Ma non c’è scelta o comunque, qualora scegliessi di apportare dei cambiamenti, questi porterebbero degli apparenti benefici momentanei che, però, si ripercuoterebbero sul futuro. Quindi, a che pro?
Ci sono volte, invece, in cui ho i sensi di colpa verso me stessa. Verso la donna che prima riusciva a mettersi più spesso la crema idratante o a truccarsi sempre. Poi – in questi casi…. – mi organizzo, respiro, penso a come isolarmi mezz’ora, e tutto torna come prima. Come prima che sclerassi. Alla mia nuova normalità.
Ora a voi. Cosa ne pensate?
Sono io che faccio lavorare troppo i neuroni?

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Categories: Maternità, My life

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commenti

Commenti

  1. elavantin
    elavantin 1 dicembre, 2010, 17:56

    Premetto che penso che tu abbia già commentato tutto. Che hai detto tutto quello che avrei potuto dire anche io. Anche perchè siamo nella stessa barca: autonomi, se occorre lavoriamo entrambi a qualunque ora in qualunque giorno dell’anno… conosco bene (conoscevo ahimè) i viaggetti ristoratori. Una riflessione un po’ più allargata mi ha portato però a pensare… eh già, dopo che fai uno (due, tre… argh) figli tu, donna, sei una MAMMA. Punto, Anche le menti più aperte ti etichettano così. Da questo deriva il fatto che diventa difficile se non impossibile esimersi da questa nuova identità, per cui anche con tutta la buona volontà il “facciamo tutto il bene per loro MA è giusto anche fare qualcosa per stare bene io” è e resta farcito di sensi di colpa. Invece, lui, uomo, è UOMO. semmai ANCHE papà. Per cui se è stanco o se si ammazza di lavoro è lecito (e chi dice il contrario) che possa permettersi di pensare a sé stesso. MA senza sensi di colpa. Non è così? Voglio dire, anche nei casi migliori in cui tutto tutto (a parte le tette) viene gestito in comune, in modo del tutto incosciente e subdolo il senso di colpa ce l’ha e lo DEVE avere la mamma, molto poco il papà.

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  2. CosmicMummy
    CosmicMummy 1 dicembre, 2010, 17:56

    sono abbastanza d’accordo con tutto quello che dici. riguardo a quello che ti piaceva prima della gravidanza, questo dipende anche molto dalle circostanze in cui sei rimasta incinta. è chiaro che una come wonder non se l’aspettava, e la sua bimba è arrivata in un momento in cui lo stile di vita non aveva niente a che fare con la vita da mamma. per quanto mi riguarda certi cambiamenti nel mio stile di vita erano già arrivati, e le cose che mi mancano davvero sono proprio poche (ma quelle si che mi mancano!). per il resto è fondamentale cercare di ritagliarsi degli spazi, lavorare, avere altro nella vita oltre alla famiglia. i sensi di colpa, quelli li vive ogni mamma, quando sei al lavoro verso tuo figlio, quando sei con tuo figlio verso il lavoro, in generale verso te stessa, perchè ti sembra che il tempo non basti mai. avere dei figli, soprattutto di questi tempi, è una sfida! ma siamo mamme anche perchè siamo donne e non viceversa.

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  3. Seavessi
    Seavessi 1 dicembre, 2010, 18:10

    Ciao bis,

    il punto secondo me non è tanto la rinuncia a un determinato stile di vita, perché come didi la maternità oggi è qualcos di molto più conspevole di un tempo, e una donna che sceglie di avere figli non può non sapere che questo avrà ripercussioni pratiche e fisiche (e queste ultime oltretutto non ssaranno condivise dal papà).
    Il problema sono le aspettative che abbiamo su noi stesse, il fatto che non sia previsto che una mamma possa essere stanca arrabbiata, o semplicemente abbia voglia di una serata da sola.
    Questo non è previsto dai canoni, e se ci succede abbiamo i sensi di colpa o ci autodefiniamo “un po’ egoiste”.
    Se ci pensi, perché egoiste? Per definire una mamma non completamente annullata non esiste un termine privo di connotazioni anche solo vagamente negative.
    Mentre di un uomo che ogni tanto si spreca a cambiare un pannolo si dice ah che bravo papà.

    ce ne vorrà prima di cambiare mentalità… fatichiamo persino a farlo su noi stesse.

    Un bacio grosso 😀

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  4. chiaradinome
    chiaradinome 1 dicembre, 2010, 18:48

    Premetto che non ho letto l’articolo. Però mi trovo d’accordo con te su tutta la linea. Quello che davvero mi piacerebbe è che riuscissimo a superare certi stereotipi che avvolgono le mamme fino a soffocare la loro essenza di donne, compagne, figlie. Cioè se riuscissimo a capire (e far capire) che no, non saremo più quelle di prima, non faremo le stesse cose di prima, non solo a causa di problemi logistici (dove metto il pupo) ma anche grazie a un’evoluzione che il diventare mamma ci provoca. Evoluzione che non è solo negativa o solo positiva. Lo stereotipo ammazza! Quando leggo di mamme infelici perchè si sentono giudicate nel loro mantenere una parte di sè stesse “prima”, mi prende un nodo alla gola, perchè i giudizi che si fondano sugli stereotipi feriscono e ti derubano di una parte “essenziale” della persona. Lo stesso quando una afferma che della vita “precedente” non rimpiange nulla.

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  5. chiaradinome
    chiaradinome 1 dicembre, 2010, 18:50

    e scusa se ho troncato ma, appunto, la bimba mi reclama…

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  6. Wonderland
    Wonderland 1 dicembre, 2010, 19:05

    Cara Bismama, grazie di avermi dedicato un post e di aver richiamato il nostro pezzo, sei stata davvero carina. Credo che sulla questione “è impossibile e anche un po’ scemo voler mantenere a tutti i costi lo status quo del pre-pupo” siamo d’accordo un po’ tutte, è lapalissiano. Nell’articolo mi riferivo come tu ben sai, a una serie di piccoli grandi piaceri, abitudini, cura di se stesse e della coppia che anche dopo un figlio è bene ricordare e non trascurare, pena il perdersi un po’ di tutte quelle cose che nella vita sono “altro” dall’essere mamma, ma anche a un’essenza di donna, femmina, amica, amante, appassionata di (cosa x, a seconda della persona) che vedo molto spesso dimenticare in favore solo dei figli. Mamme felici significa figli felici, e ognuna trova l’equilibrio che più le si addice. Non riduciamo tutto alla “serata in discoteca” (daje co sta discoteca… c’è ben altro per riempire serate divertenti :). Io ho raccontato il mio punto di vista che, vivaddio e necessariamente, è diverso da quello di ognuna. Quello da non dimenticare è che la vita cambia e noi cambiamo, certo, ma alla nostra essenza e alle nostre passioni non dovremmo mai voltare le spalle, siano esse diverse da quelle di prima o meno.

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  7. pontitibetani
    pontitibetani 1 dicembre, 2010, 19:39

    ho curiosato velocemente. e ci sono due o tre cose che mi piacciono, ma devo fare la cena alla famigliola per guadagnarmi quel tot da “brava! mamma”.
    così mi fisso sul quel egoiste del titolo.
    che mi colpisce sempre molto.
    ma perchè il modello deve essere quello della mamma oblativa, sacrificale, disciolta nella maternità …
    insomma è una cosa che ci appiccicano sempre un pò addosso.
    ma è davvero così semplice?
    e soprattutto abbiamo voglia di legittimare un pensiero comune che vuole che una madre sia quella che si sacrifica ed annulla.
    (il che non vuole che io sia o auspichi di essere una mamma egiosta).

    insomma è irritante che così spesso sia necessario rivendicare l’egoismo materno, legittimarlo, dagli valore.
    vorrei solo che fosse implicito che una persona, una madre, o anche un padre non si esaurisce nell’essere genitore, ma al limite si completa o complessifica diventandolo.
    vorrei che anche i titoli dei giornali ci regalassero più leggerezza e non ribadissero sempre questa cosa, se così fosse avremmo superato lo scoglio:
    un genitore, una madre un padre possono anche essere una entità complessa.
    Resta il fatto che è alle madri che forse si deve più legittimare tale possibilità …
    ciao monica

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  8. Carolina
    Carolina 1 dicembre, 2010, 20:48

    La prossima volta che mi dici che non sei TANTO pratica di html ti prendo a pedate. C’hai messo pure la firmetta! Ah, come si fa?! 😉
    Sono sommersa dal lavoro, quando riemergo prometto che ti sistemo quella cosina.

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  9. pinkmommy
    pinkmommy 1 dicembre, 2010, 21:55

    non ho letto l’articolo, ma posso comunque dire che condivido quello che dici…c’è un punto in particolare del tuo post che mi ha fatto pensare: mamme felici ma non donne felici…beh per una serie di motivi che non sto a dire ora ci ho messo un bel po’ ad adattarmi a fare la mamma, ma poi sono diventata una “mamma felice”, felice di mio figlio, dei suoi progressi del nostro tempo insieme, peccato che fossi anche la donna più infelice del mondo! Sono diventata una donna felice quando mi sono rifatta una vita (non senza le velatissime critiche di chi notava che pensavo a me e non mi immolavo in nome di mio figlio) e posso garantire di essere una mamma ancora più felice! Non è questione di egoismo, sono d’accordo con seavessi, non è che se ci ricordiamo di essere donne automaticamente diventiamo delle mamme egoiste, purtroppo il pensiero radicato però è questo, anche se ci si dovrebbe ricordare che una mamma nasce da una donna, non si può cancellare la “fonte”!
    per il discorso rinunce…ci sono è inevitabile ma se fatte con lo spirito giusto non sono neanche rinunce, sono cambiamenti, altre fasi della vita…tutto sta a ricordarsi di se stesse, fosse solo per una serata, una mezz’ora dall’estetista o a telefono con un’amica, cose piccole che ci legano alle nostre vecchie noi stesse…
    oddio la logorrea ha avuto la meglio, perdonami!

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  10. supermamma
    supermamma 1 dicembre, 2010, 23:14

    concordo volente o nolente le cose cambiano e non si possono fare le stesse cose nè essre quella di prima io da quando sono nati i child nemmeno me lo ricordo com’ero prima! forse io ho eccesso nel lato opposto troppo mamma ma non ho rimpianti nè me ne pento

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  11. rocciajubba
    rocciajubba 2 dicembre, 2010, 09:21

    Le cose cambiano e parecchio.
    Però giustamente alcune DEVONO restare come dice Wonder o va tutto a carte e quarantotto.
    Prendi la mia situazione: nasce Belvetta e smetto di essere una donna agli occhi di mio marito che mi ficca su un piedistallo su cui non voglios tare e mi assimila a una intoccabile Madonna che deve dedicare ogni suo alito alla imperitura felicità e serenità della famigliola del Mulino Bianco.
    Ergo spuntano insoddisfazione e senso di inadeguatezza che si scambiano di posto manco stessero giocando al gioco della sedia (quello che quando finisce la musica uno resta in piedi e esce). Chiunque resti in piedi fra quei due io sto di merda.
    Di conseguenza mi sono tirata fuori il mio bell’egosimo, ho inziato a riprendermi spazi, ho mandato Belvetta al pomeriggio a scuola e con DaddyBear punto i piedi e strepito e minaccio ritorsioni ogni volta che abbassa la guardia.
    Adoro essere mamma ma raramente penso di fare un buon lavoro.
    Fondamentalmente perchè nessuno me lo dice e il fin troppo banale commento che mi fanno “ma devi saperlo TU” per me non vale una cippa: se qualcuno non mi dice che funziono per me semplicemente non funziono perchè se te lo dici da sola ti puoi mentire troppo facilmente.
    E perchè possiamo rigirarla come vogliamo ma l’apprezzamento di chi amiamo è fondamentale per costruire la nostra autostima.
    E anche una madre ne ha bisogno.
    Perchè i figli li ami alla follia ma hai anche bisogno di sentire che quell’amore è ricambiato, che non gli hai fatto un torto facendoli nascere.

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  12. PaolaFrancy
    PaolaFrancy 2 dicembre, 2010, 10:49

    allora, mi focalizzo sui due punti:

    1) quello che facevo prima di diventare mamma:
    la mia di diventare madre e’ stata una scelta ragionata. ok, mai avrei immaginato cosa significasse REALMENTE diventare madre ma una parte l’ avevo immaginata.e la parte che non mi ha sorpresa e’ proprio quella del meno tempo a disposizione per me e dell’ impedimento nel fare certe cose. cioe’, e’ come quando vai a convivere o ti metti con una persona … non devi (spero) chiedere il permesso a nessuno per uscire, fare le tue cose … ma e’ ovvio che essendo in due le cose un po’ cambiano. anche le vacanze: se si e’ da soli, e’ ovvio che si sceglie la vacanza al 100% in base alle PROPRIE esigenze. se si e’ in due, magari a qualche compromesso si deve scendere. o magari no. pero’ non essendo da sole, mi sembra ovvio che un “rischio” ci sia, no?
    ecco, con un bambino e’ uguale: insomma, non e’ una bambola, e’ un essere umano! quindi mi sembra normale che questo porti delle modifiche alla nostra vita quotidiana. ok, certe cose si possono fare comunque: una cena con le amiche, ecc – ma bisogna comunque organizzarsi con una baby-sitter o con i nonni … intendo dire che la cosa non e’ piu’ automatica come prima, insomma.
    io mi aspettavo tutto questo dalla maternita’ e per questo l’ ho accettato con molta naturalezza.
    ma forse non per tutte e’ cosi’. c’e’ chi immagina l’essere madri in maniera diversa.
    2) i sensi di colpa: ecco, io qui cado. e credo comunque che sia anche una questione di carattere.

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  13. Nene
    Nene 2 dicembre, 2010, 11:56

    Allora…ho 31 anni, e sono mamma di ben 3 figli. Da quando è nato il piccolo (10 mesi fa) lavoro solo più al mattino…ma non navigo di certo nell’oro, anzi. Ho dovuto farlo perchè io stavo male, per questi stra-maledetti sensi di colpa, e i miei figli….non stavano certo meglio di me. La GRANDE (come si fa essere grande a 4 anni) che si è vista appioppare 2 fratelli nel giro di 1 anno e mezzo uno dall’altro, ha avuto reflusso per un mese. Non c’era più verso di mandarla alla scuola materna, non voleva più mangiare, era solo tutto un capriccio.
    Quello di mezzo, 2 anni, ha iniziato ad essere taciturno e manesco, ed il piccolino prima mi ha spiazzato con il reflusso, ora con pesanti dermatiti. Loro avevano bisogno di me, ero in sclero totale ed ho dovuto scegliere. Forse ho fatto la scelta giusta ma non di sicuro la più semplice. Sono spesso sola con tutti 3, li porto al parco e vado a fare la spesa e mi sento dire “vedrai che crescono in fretta e sarà tutto più facile”…ma io non voglio che questo succeda. Mi piace, mi diverte…come mamma sono davvero appagata. Come donna no…la mia è una vita bimbo-centrica. Faccio solo ciò che posso fare con loro, vado solo agli eventi in cui posso andare con loro. Ho provato a fare diversamente, ma i sensi di colpa,sempre quelli mi devastano.
    Per ora non mi pesa il rinunciare, fino a quando non me lo fanno notare gli altri. Non sono capace, soprattutto con mio marito, di parlare di cose che non riguardino i bimbi,e l’ultima cena a 2risale a…si, 4 anni fa. COme mamma, quindi, tutto ok…..come donna….mi sono completamente dimenticata di esserlo!

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  14. Imperatrice
    Imperatrice 2 dicembre, 2010, 12:20

    Concordo in pieno con te,le cose cambiano e molto,ma personalmente
    ho metabolizzato il tutto abbastanza bene,l’assidua vita mondana di prima mi manca relativamente,dipende dai giorni e dallo stress psicologico,ma allo stesso tempo con il maritozzo cerchiamo mensilmente di ritagliarci un sabato sera per noi o con gli amici,lasciando la Winks a dormire da mia mamma.Sono aumentate le cene in casa in modo da poterci portare anche la picoletta,che dio grazia in casa d’altri sa comportarsi bene.Spesso cerchiamo di partecipare a deventi dove sia possibile portare anche lei in modo da ritagliarci uno spazio divertente e rilassanta come famiglia.La cosa che invece mi manca veramente tanto è lo sport.Per più di 20 anni ho fatto sport tutti i giorni della settimana e ora mi trovo a pedalare su un ellittica piazzata in salotto.Quando ero incinta facevo ancora sport e mi dicevo che mai avrei abbandonato tale attività,ma purtroppo nonostante cerchi di organizzare e incastrare al meglio non riesco.Ho provato tutte le combinazioni di orario tenendo conto dei miei orari lavorativi e quelli del maritozzo,ma nulla è possibile.Ho provato a fiondarmi in palestra alle 21 quando rientra i lmaritozzo,per fare almeno un ora di sport,ma io rischio l’infarto,12 ore fuori in uff,i lavori i casa il mio cucciolo da seguire,il maritozzo che giustamente non è un optionals e quindi dopo due mesi passati ad evitare un ictus,sono tornata alla mia amata ellittica,anche se non è la stessa cosa.Ho pensato che quando la Winks sarà un pò più grandicella potrò coinvolgerla e quindi trovare
    un attività consona ad entrambe,adesso sinceramente dopo che la lascio 11 ore al nido non me la sento di piazzarla qua e là per andarmene tranquillamente a zonzo.Come dicevi tu non ha chiesto lei di nascere,adesso c’è e ha bisogno di attenzioni.
    Tema tosto questo ma è molto interessante sapere cosa pensano le mamme in rete.
    Grazie un bacio Imperatrice

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  15. bismama 2.0
    bismama 2.0 2 dicembre, 2010, 15:34

    Innanzitutto grazie per i vostri punti di vista…! Sono stati degli importanti spunti di riflessione.
    Avete comunque centrato il punto. Cioè lo stereotipo c’è fin dal titolo.
    EGOISTE.
    Ma egoiste di che? Egoiste perchè pretendiamo la condivisione?
    Insomma il partito de “la mamma è sempre la mamma” chiude battenti. C’è anche il papà grazie a Dio….
    Finchè, però, la “rivoluzione” non partirà dalla nostra testa per cancellare i sensi di colpa (che non hanno ragion d’essere) le cose non cambieranno, gli archetipi non moriranno mai.
    Sono d’accordo con Chiara/Wonder. Cioè il mio era un discorso esteso che partiva dal suo commento nell’articolo. Non va bene essere solo mamme. Tipo io acquisto più biancheria intima ora di prima….forse per sentirmi più donna…

    Qualche giorno fa Belen in tv ha detto che essere mamma di due figli è difficile, ma è molto più difficile rimanere “donna” per il proprio uomo. Lasciando da parte che io rimango donna anche solo per me stessa e non solo per il mio uomo, aveva ragione da vendere!!!
    Le difficoltà maggiori sono quelle ideologiche che ruotano intorno alla mammità e non quelle pratiche.

    Citando Pontitibetani

    e soprattutto abbiamo voglia di legittimare un pensiero comune che vuole che una madre sia quella che si sacrifica ed annulla.
    (il che non vuole che io sia o auspichi di essere una mamma egiosta).

    Anche se non sono un’egoista, vorrei comunque poter desiderare d’esserlo senza per questo essere etichettata come crudelia demon!!!

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  16. bismama 2.0
    bismama 2.0 2 dicembre, 2010, 15:35

    P.s.
    Wonder, non ringraziarmi, lo sai che esprimo sempre il mio pensiero, sia che vada con la corrente o contro…e l’articolo mi è piaciuto molto perchè è stato provocatorio ma allo stesso tempo da da riflettere :DDD

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  17. Oh mamma
    Oh mamma 2 dicembre, 2010, 16:06

    Se una se la mena tanto, per fare esattamente quello che faceva senza figli, forse faceva meglio a non farne. Certo che i figli ti cambiano la vita, ma se sei convinta di quello che fai, preferici andare con loro da McDonald’s piuttosto che nel ristorantino elegante come prima. Non che non mi piacerebbe una serata tranqulilla con Mr. X, in un bel localino, ma non mi sento meno realizzata, perchè non ci posso andare. I figli cambiano la vita, le priorità, i desideri, ma è anche giusto cambiare. Che tristezza le cinquantenni che fanno le ragazzine.
    Per i sensi di colpa, beh, credo siano parte dell’essere umani sensibili e pensanti. Comunque per i nostri figli, noi siamo la mamma, buona o cattiva, noi hanno.

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  18. Anonymous
    Anonymous 2 dicembre, 2010, 22:14

    bellissimo post! ho letto e riletto più volte tutti gli interventi e non ho niente da aggiungere se non che succede. Succede di annullare la donna per la mamma e a volte inconsapevolmente, giorno dopo giorno, fino a scoprire ad un certo punto che nulla è rimasto di quella che eri e che non è neanche più possibile recuperarla. Stà succedendo a me e non posso neanche dire che qualcuno o le circostanze me lo abbia imposto. Tradizione, cultura, forma mentis? non lo so … ma è facile che la donna soccomba alla mamma.
    mammafelice-elisir73

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  19. fefe
    fefe 3 dicembre, 2010, 11:19

    Abbiamo scelto di diventare genitori io e mio marito, ABBIAMO, e in questa parola credo che ci sia anche la nostra felicità e tranquillità. Sapevamo a cosa rinunciavamo per lui, ma lo ABBIAMO scelto insieme ed insieme facciamo miliardi di sacrifici come tutti e tutte. Noi lavoriamo in proprio nella stessa società, siamo marito e moglie, genitori di Matteo (2 anni e mezzo) e anche soci. E devo dire che molte volte è il delirio!!! Io lavoro sempre o almeno ci provo a casa o in ufficio, per arrivare a lavoro impieghiamo 1 ora la mattina e di più la sera (evviva Roma). Matteo sta con mia madre e va al nido quando non sta male (ultimamente spesso ) e devo dire che senza di loro saremmo persi. Di rinunce ne facciamo tutti i giorni, corriamo come pazzi, ma come dicevamo non hanno chiesto loro di nascere e hanno bisogno di noi!!!
    Le cose sono cambiate radicalmente direi ma credo che “l’evoluzione” nel diventare mamme e papà sia formidabile, è un’altra dimensione di noi e non mi sento triste una mamma infelice per questo.
    Tutto sommato, perché dover essere per forza quelle di prima? Si chiamo cambiamento, evoluzione…Mi sento in colpa? Mi sento egoista? Mah, a volte si, a volte no, ma non ci penso più di tanto. Non mi posso lamentare, mio marito mi aiuta molta in tutto, cena, cambio del bimbo, presa del bimbo dai nonni, la ninna e tutto il resto…mi sento ancora una donna oltre che una mamma? La risposta è come prima a volte si, a volte no e non mi vergogno di farmi vedere da mio marito senza trucco, con il pigiama o un po’ dismessa, io sono così, prendere o lasciare. E poi sempre grazie a quei SANTI dei nonni ogni tanto ci ritagliamo uno spazietto per noi, dove essere assolutamente sexy!!!!

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  20. Imperatrice
    Imperatrice 3 dicembre, 2010, 11:40

    Confermo e concordo con Fefe
    baci Imperatrice

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  21. Flavia
    Flavia 4 dicembre, 2010, 13:26

    ciao Bismama, eccomi (puff). ho accolto la staffetta e ne ho appena scritto anch’io su VM.
    le riflessioni vanno sempre bene, basta che siano quelle della propria testa, anzi della propria pancia, intesa come sentimenti 🙂 cambiare, crescere, pur rimanendo fedeli alla propria natura e valori più intimi è un compito difficile, a ognuno la propria interpretazione. ma tradire la propria natura (spesso succede, sì, senza accorgersene) porta inevitabilmente all’infelicità. quindi bisogna capirsi, e amarsi, sempre, e questo è l’esempio migliore da lasciare ai figli. non vorrei più sentire stupidaggini come “se te la meni tanto per andare in discoteca, ti pigliavi un pesce rosso” che mi è capitata (e alcuni commenti purtroppo ancora si avvicinano a quello), la citerò ancora e sempre perchè è un insulto all’intelligenza di tutte. Infine, dici: se si è scelto di essere mamme, allora si è automaticamente soddisfatte di esserlo. Non è così, mia cara amica, non è proprio così automatico :))) e proprio per questo serve riflettere sui vari come e perchè.
    un bacione, F

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  22. bismama 2.0
    bismama 2.0 5 dicembre, 2010, 16:33

    @Flavia:
    Cosa dirti. Stiamo dicendo le stesse cose ma in maniera diversa. Io in effetti ho precisato che si può essere mamme felici della propria scelta ma non si può prescindere dal fatto che, questo, a volte comporta un’insoddisfazione…che spesso sfocia in sensi di colpa mostruosi.
    Quelli che io non ho.

    La frase che hai preso tu a modello, non a caso era scritta in corsivo. Non è “normale”, ma in definitiva, normale rispetto a cosa? Io ho trovato la mia dimensione, a volte sbaglio nell’essere mamma…che è una delle cose più difficili e ansiogene del mondo (soprattutto in alcuni momenti tipo l’adolescenza) però riesco a capire se sto sbagliando guardando la mia immagine riflessa nei bimbi. Se loro mi vedono come una brava mamma non è perchè mi hanno idealizzata ma perchè lo sono! Quindi anche se passo poco tempo con loro, quel poco è speso bene.
    In ogni caso queste discussioni, questi articoli di giornaliste che vanno oltre lo stereotipo, servono a chi è già mamma, o a chi lo sarà, a insegnare che fare i genitori non è un “mestiere” nel quale puoi avere valutazioni o puoi paragonarti ai budget raggiunti dal collega della scrivania accanto. Ogni genitore cresce con il proprio bimbo…si cresce insieme imparando a vivere. A volte scendendo a compromessi, l’importante è che alla base di OGNI scelta ci sia la felicità e la dignità d’essere quel che si vuole essere.

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  23. Paolo Pugni
    Paolo Pugni 7 dicembre, 2010, 11:13

    http://bit.ly/i1kMkB the perfect family? Ma una famiglia può essere perfetta? deve esserlo?
    Questo post di Bismamma, con relativa citazione, è stato commentato nel post sopra citato, nel blog che a breve ospiterà anche l’intervista a bismamma, speriamo con foto personale…
    grazie e a presto
    Paolo

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  24. Speedy Mamy
    Speedy Mamy 13 dicembre, 2010, 16:56

    credo che tua sia fantastica.. come i tuoi neuroni che lavorano lavorano e lavorano

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