Il cellulare a scuola: meglio un divieto o bisogna educare?

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La scorsa settimana sono stata per la prima volta nella scuola media che frequenta Francesco. Ho avuto la possibilità di parlare con i professori, più che altro di conoscerli e di ascoltarli esporre il patto di corresponsabilità tra la scuola e le famiglie.
Uno dei punti più discussi in classe riguardava la possibilità di portare il cellulare a scuola.

Da una parte le mamme ansiose, quelle che chiedono ai figli di portare il cellulare anche in bagno e avere aggiornamenti minuto per minuto sullo svolgimento delle funzioni fisiologiche, dall’altra le mamme che “quando eravamo piccole noi il cellulare non c’era e l’uomo nero era comunque sempre allenato e in agguato”. In mezzo quelle che pensano che lo smartphone sia uno strumento utilissimo ma che, allo stesso tempo, nelle mani sbagliate possa diventare un’arma di distruzione (psicologica) individuale.

Il diverso punto di vista delle mamme ci sta tutto, ovviamente. Quello che invece mi ha lasciata perplessa è stato il modo di porsi dei professori.
I docenti, che dovrebbero supportare la famiglia anche dal punto di vista educativo, ci mettevano in guardia su quanto di più pessimistico potesse accadere: condivisioni di immagini poco consone, atti di cyberbullismo, distrazioni continue, possibili furti… insomma, subito dopo quel discorso mi sentivo ottimista come Bambi durante la stagione della caccia.
Non li biasimo, lo fanno per tenere alta l’attenzione di quei genitori che (ahimé esistono) mettono uno smartphone nelle mani dei propri figli senza conoscerne le potenzialità e far capire loro che non bisogna mai abbassare la guardia. Ok.

Lo fanno anche perché esiste una direttiva del Ministero dell’Istruzione (cfr. direttiva 15 marzo 2007) che vieta l’uso del cellulare a scuola. Il divieto esplicito, riguarda l’uso del cellulare durante le lezioni. E fin qui sono d’accordissimo.

Vietare l’uso del cellulare durante le lezioni significa insegnare il rispetto per il lavoro altrui, imporre una certa disciplina e anche cercare di ridurre al minimo le distrazioni. Ma da qui a vietare di portare i cellulari a scuola ce ne passa.
Insomma, si sa, un divieto è come dire incitare i ragazzini a fare qualcosa per il gusto di andare contro le regole o per vedere di nascosto l’effetto che fa, sicuramente però è più facile vietare che spiegare e istruire anche su questa cosa.
Non è mica un’arma nucleare.
Forse gli episodi di cyberbullismo si verificano troppo spesso, ma questo è proprio quello che mi fa pensare che la scuola dovrebbe attivarsi in questo senso cercando di istruire i ragazzi sul corretto uso di tali mezzi e non fare il Ponzio Pilato della situazione.
Forse aveva senso qualche anno fa, ora per me non ne ha più.

Un’app per gestire l’uso del cellulare a scuola

Nel caso in cui i docenti volessero, in caso di problemi particolari, potrebbero facilmente mettere fuori gioco tutti i cellulari in orario scolastico tramite una app. Arriva dalla Corea del Sud e si chiama iSmartKeeper. Scaricando questa app i prof avranno il potere di disattivare i cellulari dei propri alunni o di tutti gli alunni della scuola. Si potrà eliminare ogni tipo di distrazione in classe. Una volta usciti da scuola…il cellulare magicamente sarà attivo.

Ecco, sono giorni che mi arrovello sulla questione: meglio questa forma di prevenzione estrema che però non è assolutamente istruttiva ma rimanda solo all’esterno ciò che potrebbe avvenire nelle mura scolastiche, oppure si potrebbe trasformare l’ora di informatica (che non raccontiamocela, ormai i ragazzini sanno usarlo tutti il pc) in un’ora in cui si fa educazione tecnologica?

Photo credits: StockSnap

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Categories: Maternità, Scuola, Tech

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