La paghetta ai bambini: istruzioni per l’uso

La paghetta ai bambini è un argomento che spesso vede scuole di pensiero diametralmente opposte: chi dice che sia utile e chi, invece, boccia questa pratica a prescindere. E la cosa più curiosa è che chi si infervora, nella maggior parte dei casi, non è un genitore.
Io, per mio carattere, tendo a prendere le distanze da chi ha atteggiamenti e opinioni estremiste, di solito sono nel mezzo e in questo post ho pensato di raccontarvi la mia esperienza e di chiedervi di parlarne insieme.

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Sono figlia di quella generazione per cui la filosofia del non spendere un euro se non è essenziale ma spendi un milione di euro quando è davvero necessario era il modus vivendi dell’epoca. Stranamente non ne sono stata contagiata e non so se è un bene o un male. Devo ancora capirlo.
Il mio rapporto con i soldi è un po’ strano. Di solito, chi ha un rapporto stretto con le cose materiali, chi le custodisce gelosamente e ci sta molto attento, tende anche a essere un gran risparmiatore perché ha lo stesso rapporto con i soldi. In realtà io sono una persona attentissima alle mie cose; difficilmente ciò che ho si usura, si graffia, si rompe, ma con i soldi, per esempio è diverso. Nel senso che sono una persona attenta, risparmiatrice ma che, allo stesso tempo, gioisce più di un regalo fatto che dell’avere € 10 in più sul conto corrente. Ovviamente sottolineo che non sto parlando di sprechi o di sperperare i soldi, ma non capisco la filosofia della privazione a tutti i costi per avere, come ricompensa, un numero a N cifre in banca.
Mi piace concedermi piccoli sfizi ma sempre rapportati alle mie possibilità economiche, non mi piace sperperare, mi piace fare acquisti oculati dopo aver fatto le opportune valutazioni, non mi piacciono i pagherò né i debiti, non mi piacciono le soluzioni troppo semplici per guadagnare soldi, mi piace lavorare e trarre soddisfazione da quel che faccio, se devo sacrificare qualcosa lo faccio senza grossi problemi ma non lo faccio a prescindere perché penso che quello a cui rinuncio oggi non so se potrò averlo domani. Insomma, niente vita spericolata dal punto di vista finanziario ma neanche l’atteggiamento da formica sociopatica. Un buon compromesso credo sia la chiave di tutto.

Ma cosa c’entra questo con la paghetta ai bambini? Penso che, per insegnare ai bambini come gestire il denaro e a dare il giusto valore alle cose, si debba partire da un giusto atteggiamento e comportamento dei genitori. Come per ogni altro aspetto educativo d’altronde.

Paghetta ai bambini: la mia esperienza personale

Quando Francesco ha compiuto 6 anni abbiamo cominciato a dargli la paghetta settimanale.
Cosa se ne sarebbe fatto di 3 euro a settimana un bambino di 6 anni? Ve lo racconto.
Il dargli la paghetta è venuto fuori dal suo desiderio di collezionare dei pupazzetti che vendevano in edicola. Ogni pupazzetto costava circa 2 euro o 1,99 e a ogni doppione scattava la tragedia e a poco valeva spiegargli a parole il valore dei soldi e il fatto che non potessimo spendere una fortuna in pupazzetti. Lui non lo capiva.
Così abbiamo deciso di dargli la paghetta. Era esaltatissimo. Gli abbiamo spiegato che quei 3 euro (non era un caso che fossero 3) avrebbero dovuto bastargli per l’intera settimana e che sarebbe stato l’unico a gestirli, senza consigli non richiesti.
Ha ascoltato e quando abbiamo finito di spiegarli tutto ha voluto che lo accompagnassimo in edicola dove ha comprato l’ennesima bustina contenente l’ennesimo doppione. Tragedia.
Però i patti erano chiari. Aveva in mano 3 euro, ne aveva spesi 2 e gliene era rimasto 1 che avrebbe potuto usare solo la settimana successiva se avesse voluto un’altra bustina. Era indispettito ma noi non abbiamo ceduto. Arrivata la settimana successiva aveva 4 euro per le mani, un tesoro che valeva due bustine di pupazzetti. Il caso era dalla nostra, ancora due doppioni.
Tragedia etc… La cosa è andata avanti per delle settimane finché Francesco ha poi smesso di spendere tutto in pupazzetti e ha capito che sarebbe stato meglio spendere la metà in qualcosa e tenere l’altra metà per altri piccoli desideri come un gelato o un ovetto extra. Insomma, missione compiuta no?
Ora è un bambino di 11 anni che sa come gestire i propri risparmi e come metterli da parte per un obiettivo che per esempio è fare i regali di Natale a mamma e papà o pagare la ricarica del cellulare.

La paghetta ai bambini previene l’indebitamento da adulti

È anche una ricerca condotta dalla banca olandese Ing, su un campione di 12.000 suoi clienti in 13 paesi europei a decretare che la paghetta ai bambini sia un utile strumento educativo: “i bambini che ricevono la paghetta sviluppano solide capacità di pianificazione finanziaria e sono meno esposti al rischio di contrarre debiti una volta raggiunta l’età adulta”.
Dare la paghetta, quindi, è un’ottima abitudine, che insegna ad avere un rapporto col denaro, a sperimentare, a conoscere il valore di ciò che si acquista, a operare delle scelte su come spenderlo.

Quando cominciare a dare la paghetta ai bambini

Cominciate a pensare che il bambino avrà bisogno di un po’ di tempo per capire come usare la paghetta nel modo migliore; lasciate che sperimenti l’ebbrezza della spesa “folle” o il piacere del risparmio, senza forzarlo e senza correggerlo.
Al di sotto dei 10 anni la paghetta sarebbe uno strumento che i bambini non potrebbero ancora essere in grado di utilizzare. Ma per noi non è stato così. Dipende molto dal grado di maturità del bambino o anche dal suo carattere credo.

Se la paghetta finisce prima?

Questa domanda potrebbe porsela chi ha figli un po’ più grandi che hanno l’esigenza di avere comunque qualche soldo in tasca. Secondo me, però, non va mai concesso più di quanto avete concordato, né dati anticipi sul mese successivo perché in questo modo non gli consentirete di imparare a programmare le spese, scegliendo tra le varie alternative.

La paghetta come mezzo di ricatto o premio

Un’ultima cosa importantissima: la paghetta non deve diventare mai merce di scambio. Se va punito non togliete la paghetta e se va elogiato non raddoppiatela. L’insegnamento che ne trarrà sarà troppo materiale, il messaggio sarebbe che tutto può essere comprato.

Vi va di raccontarmi la vostra esperienza?

Qualche giorno fa ho avuto modo di vedere Money Monster: l’altra faccia del denaro, uscito nelle sale il 12 maggio. Un thriller che ti tiene incollato alla poltrona non solo per i ritmi incalzanti ma anche e soprattutto per i temi trattati. Uno, il principale, è la (cattiva) gestione del denaro che, ahimè, nella nostra società è talmente importante da riuscire a mettere in ginocchio la vita di ognuno di noi. È per questo che ho pensato di affrontare questo argomento. La domanda è: si può insegnare a gestire bene i soldi ai bambini in modo da non avere problemi da adulti?
Cosa ne pensate? Seguite l’hashtag #MoneyMonsterIT per partecipare alla conversazione sui social.

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commenti

Commenti

  1. Anonimo
    Anonimo 20 maggio, 2016, 12:03

    Sui bambini e il denaro c’è un bellissimo saggio di Natalia Ginzburg da titolo Le piccole virtù, inserito nel libro omonimo. Credo che sia molto illuminante anche se è stato scritto circa cinquant’anni fa.

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    • Serena
      Serena Author 20 maggio, 2016, 17:33

      Grazie mille per la segnalazione, me lo segno e lo cerco su Amazon 🙂

      Reply this comment

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