Maternity blues

Questa mattina avrei dovuto prendere un treno per Napoli.
E invece, per motivi che facevano a cazzotti con gli orari di trenitalia, sono qui.
A scrivere. E a pensare.
Il motivo della (mancata) trasferta era legato a un film di cui, qualche tempo fa, vi ho parlato su facebook.
Il film si chiama Maternity Blues e dal 27 aprile è nelle sale cinematografiche.
Io, avrei dovuto essere tra i relatori alla presentazione di Napoli, e invece.
Però la depressione post partum è un argomento che mi sta così tanto a cuore che, quello che ho da dire, lo dico qui e spero anche che, da questo post, nasca un bel confronto costruttivo. Perché, diciamocelo, se ne parla davvero troppo poco.
Quando ho ricevuto l’invito per Napoli ho subito guardato il trailer e dopo aver soppresso una sensazione di nausea che dalla testa montava fino allo stomaco, ho pensato immediatamente: “e io cosa c’entro con questo?”.
Non mi ci volevo vedere dentro quel trailer. Ho rifiutato di associare la depressione post partum alle immagini che stavano scorrendo sullo schermo.
Perché è una cosa contro natura. Perché è una cosa che non dovrebbe (non deve) succedere.
Grazie al cielo non tutte le donne che soffrono di depressione post partum diventano delle mamme killer anzi, ma anche se fosse una, quell’unica donna va salvata e con lei il proprio bambino.
E invece, seppur ai margini, la mia storia era simile a quella di decine di mamme colpite dalla depressione post partum. O anche solo dal baby blues. O dall’isterismo che proviene dalla solitudine post parto.
Quel tarlo silenzioso che ti logora l’entusiasmo, ti allontana dagli affetti e ti oscura il sorriso.
Dopo il parto, piangevo, ero triste ma non ho mai avuto pensieri negativi né verso di me né verso il bambino; ero paragonabile a un’ameba che, nonostante tutto, con l’aiuto di Lui, della mia famiglia e di uno psicologo, lottava per reagire.
Ma la mente umana è un abisso talmente profondo che a guardarci dentro vengono le vertigini.
E per esempio, a guardare il trailer di questo film, quelle domande che ti vengono e che cominciano con i se e con i ma, fanno male. Anche se non sei passata attraverso il tunnel della depressione post partum, anche se hai avuto una maternità felice, anche se non conosci certe sensazioni. Ma sei mamma e questo basta.

E in questi casi la parola giustificazione non esiste, ma il giudizio pesa come una piuma che si allontana spinta dal vento.
Se penso a me, nonostante il lieto fine, ricordare i mesi del post parto in cui tutto ero occupata a reagire, capire di non averli quasi vissuti da mamma ma solo da donna in una fase di metamorfosi, fa ancora male. E per scrivere questo post, ho dovuto fare ancora una volta appello al coraggio e alla razionalità.
Ma parlarne era troppo importante.
Se ne parla ancora troppo poco e non ne capisco il perché.
Sono convinta che le soluzioni ci siano; la maternità è una fase così delicata durante la quale molte donne sono fragili. Se ci fosse un servizio di sostegno psicologico domiciliare, dedicato alle puerpere per almeno le prime sei settimane dalla nascita, sarebbe già un grande passo verso la prevenzione e la diagnosi immediata della dpp.
Perché io ci credo al fatto che questo può essere evitato e occorre fare informazione, soprattutto a chi sta intorno alla neo mamma, ma anche in generale.
E se per attirare l’attenzione, se per solleticare gli animi ci vuole un film così crudo e diretto, a me va bene. Purché serva!

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commenti

Commenti

  1. Mamma Cì - mammastudia.blogspot.com
    Mamma Cì - mammastudia.blogspot.com 30 aprile, 2012, 15:52

    sono d’accordo con te: dovrebbero dare più sostegno alle neo mamme…perchè mica tutte sono fortunate…

    io per fortuna non so cosa sia la dpp..ero felicissima quando è arrivato dede e mi sono goduta al massimo i suoi primi mesi di vita e sono stati bellissimi e auguro a tutte le neomamme di viverla così bene e serenamente…

    ma so che per alcune non è facile…
    ci vuole più sostegno per loro…

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  2. A Prova di Mamma
    A Prova di Mamma 30 aprile, 2012, 16:03

    è la stessa proposta che ho fatto io a “Un’idea per le mamme”, il sostegno psicologico postpartum.
    Dobbiamo parlarne, URLARNE. sempre.
    facciamolo tutte.

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  3. Margherita
    Margherita 30 aprile, 2012, 16:04

    A me viene da piangere ogni volta che leggo/vedo qualcosa sull’argomento.
    Sarà che io ero il prototipo della ragazzina a rischio: non era un figlio cercato, ha interrotto (bruscamente) la mia carriera, è nato malato, e suo padre vive lontano e torna a casa solo il fine settimana. Una combinazione potenzialmente pericolosissima.
    E ringrazio che non sia successo a me, nonostante più di una volta la stanchezza e l’esasperazione e il senso di impotenza verso la sua malattia mi abbiano instillato la voglia di ribellarmi. Magari buttandolo giù dal balcone.
    Ed è terribile da dirlo, ma l’ho pensato. E lo amo follemente, il mio cucciolo, ma non potevo sapere che man mano è sempre più facile, e che quella sensazione di sconfitta si sarebbe affievolita giorno per giorno. Altrimenti avrei sorriso ogni singolo giorno.

    Ecco, io non riesco proprio a giudicare. Potrebbe succedere a chiunque.

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    • bismama 2.0
      bismama 2.0 30 aprile, 2012, 16:11

      Esatto. Potrebbe succedere a chiunque, appunto.
      E in quel video, ai lati ci sono tante mamme che con occhi di compassione (non pietà) guardano le protagoniste senza riuscire a giudicarle. Non giustificandole.

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  4. GAB
    GAB 30 aprile, 2012, 16:14

    vero..se ne parla poco…ma anche tra amiche! è come se si debba risultare forti e felici a ogni costo, sennò gli altri che devono pensare? io ricordo di aver pianto tanto, i primi giorni…io, che son stata sempre una che “sa badare a se stessa e può bastare a se stessa”, mi sono ritrovata in lacrime a chiedere l’aiuto di mia mamma (ma quando mai?)…
    il momento + difficile? la mattina in cui ho messo piede in casa (nella casa in cui c’eravamo trasferiti per il lieto evento, quindi ancora un posto estraneo per me)…
    Il film, cercherò di vederlo e soprattutto di farlo vedere!

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    • GAB
      GAB 30 aprile, 2012, 16:17

      un aiuto per me? disegnare! creare vignette di me e marta, nelle situaz.più critiche, mi è servito a esorcizzare i momenti difficili 🙂

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  5. El_Gae
    El_Gae 30 aprile, 2012, 16:17

    Eh si. È che ho il sospetto che, invece, non basti neppure questo…. mannaggia la miseria.

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  6. Mammadesign
    Mammadesign 30 aprile, 2012, 16:21

    Non ho visto ne’ il trailer del film, ne’ letto niente. Pero’ mi ritrovo nelle tue parole: parlarne e’ la medicina migliore! perche’ non sono in molti quelli che sanno della sua esistenza…..o che la sottovalutano.

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  7. francesca
    francesca 30 aprile, 2012, 16:45

    bisogna parlarne, io continuo a parlarne alle mie amiche, alla mia famiglia. perche’c’e’ sempre qualcuna che prima o poi si sente sola dopo un parto, e sapere che nella cerchia delle tue conoscenze e’ una cosa gia’ successa ti fa sentire meglio…io non l’ho pensato, di buttare mio figlio dal balcone, ma ne sono stata terrorizzata per mesi ( di poterlo pensare e fare), per la stanchezza, ils enso di impotenza ch emi schiacciava, l’inadeguatezza…la mamma del film potevo essere io come tante altre, e non riesco a condannare…

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    • bismama 2.0
      bismama 2.0 1 maggio, 2012, 14:10

      Credo che quello che manca oggi più di 40 anni fa sia la rete familiare che, ok può essere insopportabile ascoltare tremila consigli non richiesti, ma è innegabile il fatto che fornisse un supporto pratico. In mancanza di questo, creare rete fra amiche è fondamentale

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  8. Cristina
    Cristina 30 aprile, 2012, 17:20

    Io ero sola. Ero sola dentro. Le giornate le sentivo come un incubo, le nottate affogavano in un pianto angoscioso. C’è voluto del tempo perchè io e lei iniziassimo ad amarci sul serio. Metterla al mondo mi aveva quasi uccisa e la cosa mi aveva scioccata così nel profondo che non riuscivo ad accettare che da quel momento tragicamente drammatico la vita non sarebbe più stata mia come prima. Ho creduto di non farcela, mi sembrava di cadere ogni giorno..Lo chiamano male di vivere…è vero. Vivere mi faceva male. Non so dove ho trovato la forza di uscirne, ma l’ho trovata. Forse in quegli occhioni che mi fissavano senza giudicare, in quelle manine che si tendevano chiedendo incondizionato amore.. E penso spesso invece a chi non ce l’ha fatta. Non giustifico l’ingiustificabile, ma riesco a comprenderlo e questo mi spaventa ancora oggi.. Se avessi saputo che almeno in rete avrei trovato una parola di comprensione e condivisione..Ma non lo sapevo.. Leggere queste righe oggi qui come in altri blog, mi regala la speranza che parlandone, scrivendo, sempre meno mamme si trovino a passare i primi mesi che ho passato io. Grazie Serena. Grazie di cuore per questo post.

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  9. mafalda
    mafalda 30 aprile, 2012, 17:59

    Bisogna parlarne eccome!
    E il supporto “a casa” sarebbe importante, perché una volta che il pupo è nato si viene abbandonate.
    Ho un marito presente e premuroso e dei genitori altrettanto disponibili, ma la notte ero sola. I pensieri brutti erano in agguato, almeno i primi due mesi. Poi sono passati. Però nel frattempo sapevo come affrontarli.

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  10. mela
    mela 30 aprile, 2012, 18:41

    Brava!Bravissima! Bisogna parlarne e urlarlo se serve!!! Chi l’ha detto che la maternità è solo gioia e soprattutto perchè colpevolizzare quelle donne che GIUSTAMENTE e ripeto GIUSTAMENTE si sentono depresse o semplicemente stanche dopo l’arrivo di un figlio? I figli sono un amore smisurato ma ti cambiano la vita, la stravolgono, e per questo serve un sostegno.

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  11. sorairo
    sorairo 1 maggio, 2012, 17:26

    Sempre parlarne. E dire che per alcune persone è un’illusione perchè una volta non succedeva. CHi lo dice che non succedeva? Chi me lo prova? come faccioa dire che le madri di una volta a 30 anni dal parto abbiano modificato il ricordo? chi mi dice che non volessero solo fare le forti?
    Io non ho avuto tali problemi ma nato il piccolo ero sola per molte ore in casa d’altri e il servizio di psicologo c’era ma non lo potevo raggiungere da sola,troppi cambi di bus. e chiedere non volevo, pareva sempre un gran favorfe portami di qua o di la. E dire che l’ospedale è+ attivo in questo. è l’ospedale di camposampiero. A sei sett dal parto circa di chiamano per colloquio e questionario anonimo dalla psicologa per aiutare te e fare statistiche per aiutare future mamme. Davvero utile. Però come avrei potuto fare?
    Per fortuna non sono mai caduta in depressione post partum e col piccolo è andata bene, ma a furia di stare dai suoceri, ero tornata momentaneamente all’autolesionismo che è stato il mio problema alle superiori. Non stavo bene li. per fortuna ora siamo per fatti nostri, sebebn con molte preoccupazioni.

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  12. Bunny
    Bunny 2 maggio, 2012, 12:46

    Anche a me, come per tantissime altre donne, l’arrivo della prima figlia mi ha sconvolta, al punto che ne sono uscita dopo un anno e mezzo di terapia. E non ero sola. Avevo un marito presente, mamma e suocera affettuose e disponibili, sempre pronte ad accogliere le mie confidenze e a darmi aiuto, ma il buco nero era dentro di me. Non credo fosse strettamente dpp, ma depressione lo era di sicuro. Pensieri relativi a fare del male a mia figlia, non li ho avuti, ma ricordo come fosse ieri il pensiero che mi era venuto a cena, la sera che ero rientrata dall’ospedale, con lei che aveva 3 gg.. agghiacciante. Sotto sotto mi auguravo che morisse, così avrei potuto riavere la mia vita senza la responsabilità di una figlia. E io la mia Nanetta l’ho desiderata con tutte le mie forze, ho avuto una gravidanza serena e perfetta, un parto da manuale. Io cerco nel mio piccolo a stare vicino a tutte le amiche/parenti e cerco di alleviare la solitudine e la tristezza, ma davvero negli ospedali anzichè promuovere senza sosta esclusivamente l’allattamento al seno (giustissimo, eh, per chi se lo sente)non potrebbero promuovere con altrettanto ardore il supporto alle neomamme???

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  13. MIKI
    MIKI 2 maggio, 2012, 23:22

    ..E’ vero..o non se ne parla mai abbastanza o non se ne parla proprio…la depressione post parto l’ho vissuta anch’io..i miei tre figli li ho desiderati e voluti tutti e tre..ma l’ultimo l’ho vissuto da subito come un incubo,un enorme fardello di cui mi sarei voluta liberare..infatti,ho chiesto ad una mia sorella di tenerselo e lei con poche semplici parole mi ha fatto capire che quel momento “no” sarebbe passato….e così è stato.Anch’io ho sempre lamentato la mancanza di sostegno dopo il parto a livello psicolgico.Comunque non mi sento assolutamente di giudicare certi gesti disperati di alcune madri;purtroppo la vita stessa senza le loro creature diventa una grande tortura..

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  14. LaFranz
    LaFranz 6 maggio, 2012, 22:46

    Arrivo tardi, sono mammabis da poco e tutta dedita alla nuova arrivata e per essere giusta al maggiore che non deve sentirsi spodestato. Questo preambolo per chiedere scusa per leggere molto il tuo blog e intervenire pochissimo. QUesto post però valeva tutto il tempo che potevo rubare. Chi più e chi meno tutto le mamme, secondo me, soffrono dopo il parto di “depressione” se non altro per lo sgomento e il senso di inadeguatezza di fronte a questo compito immenso che ti aspetta da quel momento in poi. Quando sono nata io (ho 38 anni) è vero che non c’era la figura del pediatra se non privato e tante altre migliorie che in questi quasi 40 anni sono state apportate, però mia mamma ha potuto contare sull’aiuto di un’ostetrica che visitava a domicilio e che l’ha accompagnata fino al mio primo anno di età, un sostegno che diciamolo, non è malaccio, soprattutto per le primipare. Mi ricordo che i primi giorni a casa col mio primo figlio, ho tentato e ritentato di contattare telefonicamente il consultorio per un aiuto, un suggerimento, un consiglio su come attaccare al seno il bimbo perchè non ci riuscivo bene ed ero piena di ragadi… un problemino da niente… però avessero risposto. Non voglio giudicare questi atti disperati, la punizione peggiore è sopravvivere con questo orrore sulle spalle. SOno però convinta che queste donne con un adeguato “salvagente” non sarebbero affogate.

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  15. amrita
    amrita 14 maggio, 2012, 16:02

    temo che anche parlarne,sensibilizzare,o altro,sia inutile. alla fine sei sola.tu,e il tuo bambino.la struttura familiare è cambiata tanto,dislocati i vari componenti,e spesso anche chi vorrebbe poterti aiutare,per ragioni logistiche è impossibilitato.vorresti chiedere aiuto,ma ti vergogni,e laddove lanci un flebile grido,ti senti dare risposte che minimizzano.ti dicono:daaaaiiii,crescerà!vedrai che poi migliorano le cose!e tu invece non sai come mettere insieme i prossimi 5 minuti di vita,figuriamoci se devi pensare ad un futuro che …bo?quand’è che arriva?no,perchè io non vorrò stare bene fra x mesi,x anni,no,io vorrei essere felice ora del mio bambino,della mia maternità.vorrei avere un sostegno psicologico pressochè gratuito,perchè mica posso pagare uno psicologo per mesi,e mettere in ginocchio una famiglia in cui c’è solo uno stipendio! perchè vorrei anche un lavoro,che mi permetta di sentirmi utile e gratificata,ma l’avere un figlio,e nessuno che te lo possa guardare,fa sì che tu un lavoro non lo trovi.e se qualcuno ti assume,delle esigenze di tuo figlio se ne frega.sei madre?ok,ti devi dar da fare il doppio,per dimostrare che questa tua “condizione” non è un handicap!e allora in uno stato come l’italia,oggi,con una situazione econimica grottesca,finisci per chiuderti in casa,glissando ogni contatto umano,perchè i soldi per farti tagliare i capelli non ci sono.perchè magari ti servirebbe un paio di scarpe,un paio di jeans,e una maglia,per non sembrare una zingara.forse i soldi li puoi anche risicare,ma poi?se arriva una bolletta che scade il giorno dopo?come fai?e se quell'”egoista” di tuo figlio di 3 anni ti chiede un gelato,e tu magari hai le monete per pane e latte,che fai?semplice,meglio stare a casa,che al parco,dove senti il peso del giudizio.secondo il mio personalissimo punto di vista,non è il tuo bambino a creare sindromi varie nelle madri,ma la società intorno.solo che se poi sei sola,con quell’esserino che per sua natura dipende totalmente da te,lui sarà il primo a farne le spese.non andrai di certo in giro a prendere a pugni tutti coloro che non ti danno la possibilità di dimostrare che sai lavorare bene?no,te la puoi prendere solo con chi ti sta accanto,e chi c’è lì?lui,che ti fissa,e ogni 3 secondi ti chiama,impedendoti anche solo di finire un pensiero.l’apatia è probabilmente il gradino più basso.oltre anche alla disperazione e alla voglia di piangere e gridare.quando smetti di sentire anche il dolore,allora serve davvero qualcuno che ti prenda per mano e ti tiri concretamente fuori da questo.e il più delle volte sei sempre tu a doverti violentare per riprenderti la tua vita,perchè per fortuna l’istinto di sopravvivenza è sempre vigile.sarà sicuramente un bel film,ma temo non sarà sufficiente.

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  16. amrita
    amrita 14 maggio, 2012, 16:10

    perdona lo sfogo,capirò se non vorrai pubblicarlo.a volte mi rileggo e mi etichetto da sola come”deprimente”-“gattino attaccato ai XXX”-“datte direttamente ‘na lamata,che famo prima” però davvero,dopo averci riso tanto su,e esserti consumata dentro dalle lacrime,smetti anche di aver voglia di farci battute,e resti solo seria.il tuo bellissimo post l’ho letto ormai giorni fa,ma i tempi di reazione sono dilatati,ogni emozione deve essere sviscerata,finchè di getto non ho sentito il bisogno di dire la mia.ma puoi tranquillamente leggere e cestinare.capirò.

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    • bismama 2.0
      bismama 2.0 14 maggio, 2012, 16:16

      No che non è da cestinare. È un bellissimo commento, talmente vero che lascia senza parole.
      Grazie per averlo condiviso.

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  17. amrita
    amrita 14 maggio, 2012, 16:22

    grazie a te…

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