Nessun carnefice, solo vittime

Non era questo il post che avrei voluto pubblicare oggi. Avrei dovuto parlare di mare, di vento e di profumi del Salento.

Invece ho appena letto la storia di Franca e Benedetta. Anzi, ho appena letto la fine della storia della loro vita.
Di solito non amo leggere i fatti di cronaca nera né tanto meno commentarli. Non perché non abbia delle idee in merito ai fatti ma perché, da quando sono mamma, non riesco mai a giudicare obiettivamente quello che accade. Vedo tutto sotto una prospettiva diversa e cambio umore come se un tornado di tristezza mi avesse travolto lo stomaco.
Non giudicare non significa giustificare, ma significa porsi domande alle quali spesso, non si riesce a dare una risposta sensata. Questo è un caso in cui i miei pensieri sono inchiodati a quella storia senza riuscire a darmi risposte.
Troppi perché.
E cercare un colpevole non serve a granché.
Una donna sola, probabilmente fragile, con una separazione che non accetta (per quale motivo? amore? dipendenza? paura dell’indipendenza?), con una figlia a cui è legata a doppio nodo tanto da non voler consentire neanche alla morte di separarle. Perché il pensiero che rigetto continuamente è che una donna, mamma, possa fare del male volontariamente ai propri figli. E se arriva a farlo è solo perché l’urlo della disperazione fa vestire alla morte i panni del sollievo. Come fosse un regalo che nessuno potrà più togliere: la serenità eterna.
Forse è questo che Franca ha pensato?
Giudicare e condannare è troppo semplice. Pensare fa male.
E Lui? Ora ci saranno due fazioni. Quelli che condanneranno lei e quelli che condanneranno un uomo che ha deciso di lasciarsi alle spalle una famiglia. Non importa perché.
Giudicare e condannare è troppo semplice.
Se però dovessi condannare qualcuno, condannerei la comunità che, sempre meno, riconosce la depressione come una malattia, che sempre più tende ad allontanare dei soggetti fragili che andrebbero contornati da un abbraccio fatto di sentimenti rassicuranti e parole di incoraggiamento alla vita.
Condannerei noi stessi che giudichiamo le lacrime già versate senza fermarci a pensare cosa avremmo potuto fare prima che ciò accadesse.
Non ci sono carnefici. In questa storia vedo solo vittime di quell’ignoranza che loda chi nasconde la testa sotto la sabbia piuttosto che accettare e aiutare a reagire. E ancora una volta, quelle vittime sono donne.

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commenti

Commenti

  1. mara74
    mara74 2 aprile, 2013, 15:00

    Come sempre hai toccato il nodo del problema. Sono d’accordo con te e penso che di chiunque sia la colpa se di colpa vogliamo parlare non toglie nulla al grande dolore che questa storia ha portato ai parenti delle 2 vittime e al grande senso di sconfitta che ora proveranno. Sicuramente una madre per arrivare a fare quel che ha fatto deve essere stata fredda e aver provato un dolore senza fine.. ma che nessuno abbia avuto sentore di ciò che poteva succedere?

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  2. Moky
    Moky 2 aprile, 2013, 15:32

    Una mia vicina di casa si è tolta la vita lasciando tre figli piccoli. Sai cosa dicono i parenti? Ha avuto un bel coraggio ad uccidersi lasciandoci da crescere tre figli. Una volta ho risposto loro…Penso che se sia arrivata a questo gesto non ci stava con la testa e voi non ve ne siete accorti. Nessuna madre farebbe del male ai propri figli volontariamente, a meno che non sia in sè, sia disturbata o voglia alleviare loro ulteriori pene.

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  3. ess-enza di fiori&colori
    ess-enza di fiori&colori 2 aprile, 2013, 16:34

    E’ una storia molto triste…. come scrivi sentire queste notizie è sempre un pugno allo stomaco. Si pensa sempre siano storie degli altri….ma gli altri non sono mai di un pianeta diverso, sono intorno a noi, e non accorgersi di un male così grande è segno di immensa superficialità. E’ per queste che la gente risponde “sembrava una brava persona” “era serena” “non pensavo arrivasse a tanto”, si tratta di NON voler sentire e vedere.

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  4. Enrica
    Enrica 2 aprile, 2013, 17:42

    Non posso far altro che concordare. Spesso siamo troppo pronti a condannare, oltre che a giudicare. DOpo di che, dopo esserci innalzati a giudice, giuria (e se potessimo, persino a boia), finisce tutto li, si volta pagina e si aspetta il successivo fatto di cronaca per ergerci di nuovo a giudici superiori.

    Un suicidio e` di per se il fallimento della famiglia attorno alla persona che ha compiuto il gesto estremo.
    Una madre depressa e` la stessa cosa, un fallimento per chi le sta intorno e non ha visto, non ha capito o non ha voluto fare nulla.

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  5. Marty
    Marty 2 aprile, 2013, 22:38

    io penso che quando succedono fatti di questo genere, chi resta non ha voglia di sentire troppo rumore mediatico intorno, e anche chi lavora (carabinieri, medici, ospedale) sta meglio senza rumore mediatico intorno. I giornalisti fanno il loro mestiere nel riportare il fatto, ma poi dovrebbero avere il buon senso di rispettare il confine fra cronaca e rumore mediatico.
    inoltre (per esperienza) i fatti riportati dai giornali non sono sempre fedeli alla realtà, perchè i giornalisti non conoscono i diretti interessati e il contesto nel quale vivevano, e in molti casi la differenza sta nei dettagli.
    quindi, discutere di questa notizia su un blog cosa può portare di utile oltre a riflessioni che però potrebbero esere fatte in mille altri contesti? secondo me avresti potuto trattare l’argomento senza fare riferimento a questo fatto specifico, sai scrivere, inventa un modo. Ma lascia in pace chi adesso deve fare i conti con un fatto come questo.

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  6. Anonymous
    Anonymous 3 aprile, 2013, 09:21

    Fermo restando il dispiacere per un fatto così terribile, condivido tutti i commenti precedenti, però vorrei dire una cosa: queste persone “depresse” quasi sempre sono bravissime a nascondere il loro stato e non accettano aiuto da nessuno poichè non ammettono di avere un problema serio…l’ho vissuto in prima persona con mia sorella, all’apparenza perfetta e serena anche dopo il divorzio, che abbiamo poi scoperto solo per caso (grazie all’ex marito) che somministrava ogni sera dei sonniferi ai figli per evitargli gli incubi e i risvegli che tormentavano lei…i figli le sono stati tolti e lei entra ed esce dall’ospedale psichiatrico, ma va in giro a dire che quelli malati e cattivi siamo noi (e tanta gente che non sa come stanno veramente le cose ci crede e critica, anche pesantemente)

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  7. Anonymous
    Anonymous 21 aprile, 2013, 10:03

    Condivido i commenti delle altre ma oltre a questo ti dico brava per il coraggio di parlare anche di queste cose, riuscire a passare da argomenti frivoli ad altri terribilmente tristi non è da tutti. brava bis e grazie per le tue riflessioni

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