Quella volta che mi sono sentita la mamma di Coraline

mamma di coraline

Avete mai visto il film Coraline e la porta magica?
No? Bene, se siete mamme freelance che lavorano quindici ore al giorno che subiscono il fascino dei sensi di colpa, continuate a vivere nell’incoscienza e non fatevi prendere dai palinsesti della tv satellitare.
Mi ricordavo che era il film preferito di mia nipote e l’altro week end quando l’ho visto fra i programmi che dovevano cominciare dopo poco e ho ceduto. L’ho messo come sottofondo per me e come intrattenimento per i bambini.
Tre minuti di resistenza ma alla quinta nota della sigla erano già incollati allo schermo e immersi in quella atmosfera tetra fino alle orecchie.
E niente il cartone comincia con una bambina che cammina in un bosco con un’atmosfera degna di uno dei migliori horror di Dario Argento.
Ma quello che a me ha impressionato di più non è stata la fotografia ansiogena, i colori o gli occhi a forma di bottone. È stata la mamma di Coraline.
Lei è una freelance, lavora da casa (anche il padre in realtà) e corregge le bozze (scritte appunto dal marito) di un catalogo di giardinaggio.
Passa tutto il giorno al pc e quando Coraline cerca di attirare la sua attenzione lei risponde piccata che sta lavorando e che ha bisogno di pace e silenzio.
Inoltre non fa mai la spesa, non cucina mai e delega questi compiti esclusivamente al marito che, a quanto dice Coraline, non è proprio Cracco. Insomma lei non è proprio felice della situazione e sebbene le venga spesso suggerito di mettersi a contare porte e finestre di casa, passatempo divertentissimo tra l’altro, lei trova altro da fare e quello che fa, ovviamente, è pericoloso.
E quello che mi ha fatto più paura di questo film è l’essermi rispecchiata nella mamma di Coraline quando ho molto lavoro da fare.
Avevo paura che i bambini, da un momento all’altro, mi dicessero “mamma anche la mamma di Coraline lavora tanto come te” che in realtà avrebbe significato “siete stronze uguali!”.
Ero veramente terrorizzata. Fortunatamente non è successo e così ho pensato che quello che sentivo fossero solo le urla dei miei sensi di colpa ignorati per troppo tempo.
Ok, nel film le reazioni della mamma di Coraline sono esasperate e anche l’abitudine della bambina a ricevere risposte così fa paura, ma il non avere orari di lavoro, il dover dire in continuazione “mamma sta lavorando, ne parliamo dopo” quando poi quel dopo passa come un treno che non si ferma in stazione, il vivere periodi (per fortuna brevi ma frequenti) in cui non ho il tempo che vorrei da dedicare ai bambini mi fa sentire in colpa. E no, non sono una che di solito si fa sbeffeggiare dai sensi di colpa. Sono un’ipocondriaca santo cielo!
Però è successo.
Quando succede prendo l’agenda, comincio a pensare di non essere brava a organizzarmi, di essere solo egoista e non saper conciliare i miei sogni con quelli dei miei figli. Di dover riscrivere la lista delle priorità.
E poi passa. Poi è come se mi lavassi il viso in una pozzanghera di realtà. E riesco a guardare tutto attraverso un filtro di razionalità, senza tragicità.
Ma volevo scriverlo per lasciarne traccia. Perché voglio che quando mi risentirò così, e so che capiterà, io possa tornare qui e pensare che anche se mi sento così, poi passa. Speriamo presto.

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Categories: Maternità, My life

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