Storie di letture, kindle e profumo della carta (parte 1)

kindle

Che ve lo avevo detto che ho comprato il Kindle?

Ora che mi ricordo ve l’ho detto appena ottantasette volte su Twitter e  cinquantatrè, anzi no, cinquantaquattro su Facebook. Mi sono fatta millemila paturnie prima di riuscire a scegliere fra il Kindle Paperwhite e il Kobo Glo. Ho ascoltato i vostri consigli, ma metà di voi pendevano per l’uno e l’altra metà per l’altro. Non se ne usciva.
Alla fine ci ho messo qualche mese ma poi ho preso coraggio e ho scelto. Sì, ho scelto il Kindle.
Mentre sceglievo, però, ho accelerato i ritmi di lettura.
Come se volessi fare il pieno di profumo di carta prima di avere in mano quel gioiellino che avrebbe potuto contenere centinaia di ebook in pochi grammi.
Ho anche variegato le tipologie di letture, da Budda a roba geek sui blog. 

recensione kindle

Il Budda nello specchio –

Woody Hochswender, Greg Martin, Ted Morino

Se una cara amica non mi avesse regalato questo libro con l’intento di farmi vedere con occhi diversi il dolore che una perdita può provocare, credo che non lo avrei mai comprato.  Sarebbe stato un peccato.

Non sono Buddista e credo mai lo diventerò, ma non per questo mi rifiuto di cogliere gli insegnamenti positivi delle altre filosofie, come quella Buddista, e a cercare di metterli in atto.

Il Buddismo insegna che la felicità è lo scopo della vita. Essa non è però qualcosa che si possa ottenere senza sforzo.

Il Budda nello specchio si legge molto velocemente ma, per comprenderlo fino in fondo, ho dovuto (e voluto) rileggerlo una seconda volta. Volevo che alcuni di quei concetti mi entrassero dentro e volevo riservare loro un alloggio fisso. Come quelle citazioni che fanno da colonna portante ad alcuni pensieri.
È un libro che apre un nuovo modo di vivere ed affrontare la vita e insegna – che chi lo legge sia buddista  o meno –  a non cercare fuori di sé la colpa dell’infelicità ma responsabilizza le persone invitandole a risvegliare la propria felicità.

La storia del piccolo Pinguino che si adattava troppo – D. Doucet

Quando ho ricevuto questo libro, leggendo il titolo e guardando la cover illustrata, ho pensato che il target di riferimento fossero i bambini. Leggendo le prime righe la mia impressione prendeva forza (il primo capitolo è una fiaba) andando avanti, però, si sgretolava un guscio che faceva venir fuori una consapevolezza che ho da molto ma che ancora non riesco a gestire in modo indolore. Dico troppi sì e dovrei imparare a dire più volte di no.
E ogni volta che pronuncio un sì che dovrebbe essere un no, tolgo qualcosa a me stessa regalando un pezzo di me a qualcun altro – che forse non lo merita.

…costoro soffrono di un altro male che tutti sospettiamo, ma di cui nessuno osa parlare ad alta voce. In realtà, si adeguano eccessivamente al loro entourage passato, presente e futuro.
Compiono sforzi sovrumani per diventare i lavoratori ideali sognati dai datori di lavoro, le mogli ideali sognate dai mariti, i figli ideali sognati dai genitori, i partner sessuali di cui parlano le riviste, gli studenti ideali che i professori si aspettano, gli amici perfetti che tutti vorrebbero avere, e via discorrendo.

Mi sono ritrovata spesso a pensare che la colpa di alcuni stati psicologici negativi, dell’ansia, fosse della mia incapacità ad adattarmi alla realtà. Di vivere troppo fra le nuvole sperando che un giorno, l’utopia si concretizzi.
Danis Doucet, psicologo canadese, in questo libro arriva e ti accompagna tenendoti per mano, alla conclusione opposta: secondo lui siamo tutti afflitti da un eccessivo sforzo di adattamento.
Sostiene che quello che oggi ci viene richiesto dalla società in generale, sia davvero insensato. Doucet vede un gruppo di persone ossessionate dai conformismi contemporanei e dall’imposizione del cambiamento a tutti i costi, così non ci concentriamo su come migliorare le cose, coltivare l’impegno, riacquistare il gusto del lavoro di qualità, superare le mediocrità ecc.

Il libro è diviso in due parti. La favola iniziale e un saggio in cui l’autore analizza la società che ci circonda e soprattutto propone rimedi e soluzioni, anche molto concrete, per ritrovare l’equilibrio psicologico.
Ho trovato alcuni passi esageratamente americani, nel senso che sono molto simili ai film in cui le americanate si sprecano. Ma alcuni passi mi hanno fatto riflettere molto, non puoi evitarlo tanto che sono veri come il dolore di uno schiaffo.
È un libro che penso di rileggere. Ti lascia dentro la voglia di fare, di cambiare qualcosa per cavalcare la felicità senza che lo stress da “adattamento a tutti i costi” si impossessi di te.

Professione Blogger – P. Sermasi

Quasi la storia di un blogger per caso che diventa poi uno dei blogger più famosi del panorama italiano. Uno scrittore che ha un amico nelle alte sfere di Skype, viene ingaggiato come blogger ufficiale.

Mi è piaciuto molto perché l’autore fa nel libro esattamente quello che consiglia di fare ai blogger: mettere se stessi nelle parole che si scrive. Benché sia un libro di tecnica, un saggio, lui racconta episodi della sua famiglia, dei suoi cani, della famosa fida che vive per battere le dita su una tastiera di un notebook, della madre ammalata e della badante sui generis. Molto divertente e spassoso ma devo dire che si rivolge a chi è un po’ digiuno in fatto di blog.
Spiega molto bene anche alcuni passaggi tecnici su WordPress o sulle principali piattaforme di blogging, ma, appunto, sono cose basilari che ci svolge già la professione di blogger conosce a memoria. Alcuni spunti interessanti sulla scrittura creativa ma, in generale, nulla che chi già ha un blog non conosca.
Se siete alle prime armi leggetelo, se non lo siete, leggerlo non fa male ma ribadisce alcuni concetti che sono importanti.

Scrivere nella rete – S. Perombka

La scrittura nella rete crea pertanto letteratura d’avanguardia. Non vuole ignorare le condizioni del presente, né rifiutare il progresso e ritirarsi nella mediazione. Invece di estraniarsi, si getta nella mischia. Vuole mettere mano agli apparecchi, giocare con essi e sperimentare novità, per scoprire il presente e riflettere sulla letteratura.

Ho sottovalutato questo libro dalle prime pagine. Era un diesel.

Partiva lento e mi è sembrata veramente la fiera dell’ovvietà sulla rete e sui social network, tanto che dopo una ventina di pagine ho pensato di abbandonarlo. Siccome è una cosa che odio fare, ho continuato a leggere sperando si riprendesse in zona cesarini. E infatti.
Dopo un po’ di pagine in cui introduce i diversi modi di scrivere in rete (social network, blog, forum…) comincia ad analizzare fenomeni globali e particolari, case history di successi della rete, della cui analisi ti rimane stampato in fronte un elenco di cosa non fare mai se vuoi scrivere nella rete e vuoi avere successo.
Un libro tecnico ma interessante e poco noioso che mi ha appassionata quasi come un romanzo.

Per Piccolini, ho letto Guarda che è normale – (della mia amichetta) Silvia Gianatti e Nina e i diritti delle donne – Cecilia d’Elia. Cliccando sui link trovate le recensioni.

Ora ho la panca dei libri quasi vuota (Kindle a parte), quindi se vi va di suggerirmi qualche romanzo, genere di cui ultimamente sono un po’ digiuna, vi ringrazio.

Visto che molti di voi sui social mi hanno chiesto impressioni sul Kindle, ne parliamo nella seconda parte del post, okay?

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Categories: Libri e letture
Tags: LETTURE

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commenti

Commenti

  1. Cristina
    Cristina 13 giugno, 2013, 23:54

    Io ho appena iniziato “Un giorno di gloria per Miss Pettigrew” di Winifred Watson quando l’ho visto nel banco delle offerte di una delle mie librerie preferite, oltre al titolo e alla copertina che mi avevano invitato a prenderlo in mano, c’è la recensione sul retro che dice “il romanzo di W. Watson è un elogo alle opportunità che la vita a volte stranamente riserva. Leggendolo si finisce con credere davvero che tutto sia possibile”.. Altro carino che ho letto con l’idea di respirare un po’ d’aria newyorkese è “La ragazza del Greenwich Village” di Lorna Graham… Notte 🙂

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  2. Francesca
    Francesca 14 giugno, 2013, 09:53

    I post sui libri mi piacciono sempre molto, mi segno i titoli!
    Ma se uno ha l’Ipad non c’è bisogno che acquisti il kindle, vero? Basta che si scarichi l’App…
    Però io non credo mi convertirò mai agli ebook: leggere su carta mi piace troppo!!

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    • Bismama
      Bismama Author 17 giugno, 2013, 13:08

      In realtà dal tablet, o iPad, puoi leggere usando l’app. Il problema è che stanca molto la vista. Io con il Kindle mi ci trovo benissimo. Fra qualche giorno pubblico una recensione più “tecnica”

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