Se qualcosa può andare peggio lo farà? Non sempre

Murphy dice che “se qualcosa può andar male, lo farà”.
Amen. Di solito è una costante no?
Cioè quante volte ti ritrovi a pensare che una cosa sta andando davvero troppo bene e sei lì che tremi nell’attesa che un imprevisto arrivi a rompere le uova nel paniere.
Lo stesso dicasi per le situazioni che già penzolano su un filo sottilissimo fatto di variabili e che tendono ad andare dalla parte sbagliata. In quel caso, sempre secondo la murfologia, “se una cosa può andare peggio, lo farà.”
E invece, venerdì, ho avuto la conferma che il buon vecchio Murphy, prima di scrivere questo corollario, probabilmente s’era bucato con l’acqua delle mozzarelle. Di bufala, che sono più potenti.
Perché io mi aspettavo che andasse male, che mi sarei vergognata come una con le pantofole maculate rosa in mezzo a una mandria di stiletti da dodici. Ma non sai che l’imprevisto, a volte, anziché portarti a fondo, ti salva la faccia.
Nonostante l’abbigliamento vagamente troppo casual, sono andata alla riunione (e no, non c’erano negozi nel tragitto e no, non avevo il tempo di fiondarmi a casa a cambiarmi. Temeraria e coraggiosa.) e nell’attesa (qui, una diapositiva dal mio instagram) scopro che non sono la peggio vestita.
Eravamo due donne e nove uomini e, una botta di fortuna orba ha voluto che io fossi messa meglio.
La controparte era addobbata come una pornostar che va a una prima alla Scala di Milano. Fila vip. Per dire.
Aveva un tubino nero con scollatura ombelicale, che lasciava generosamente uscire parti random del reggiseno di pizzo nero. Il tutto, completato da un coprispalla di tulle nero.
Ero indecisa se darle le condoglianze, così a culo, oppure darle gli auguri per il fatto che di lì a poco avrebbe fatto da testimone a qualche matrimonio a tema Cicciolina si sposa.
Inutile dire che tutti gli occhi erano puntati su di lei. Cioè, su quel décolleté esibito male, perché comunque sembrava quello di una Barbie preadolescente. Un niente sostenuto da un balconcino push up senza gerani né aiuole fiorite.
E io ridevo delle gomitate uomo a uomo, dei sorrisi ebeti, dei messaggi su whatsapp con alcuni colleghi e di lei che cercava invano di coprire qualcosa spostando qua e là piccoli millimetri di stoffa. Ero parte di una sorta di cameratismo che di solito non mi piace, ma in quel caso mi è andata di lusso.
Che poi dico, se devi stare a coprirti ogni tre per due, che minchia te lo sei messo a fà? O sfoggi senza pudore e senza rimorso quelle microcose (che pure io mica son messa meglio, intendiamoci. Ma almeno le scollature le gestisco diversamente.) oppure ti metti una maglietta di paperina con la scritta I love my shoes.
Non è che c’hai tutte ‘ste alternative.
Però davvero a me queste cose fanno un po’ pensare. Secondo me il modo in cui ti vesti è il primo biglietto da visita. Io ero vestita come una psicolabile solo perché quel giorno avrei dovuto fare back office e mi ero dimenticata (copmpletamente!) della riunione. Però, seriamente, non puoi presentarti in modalità arrapascion in ufficio. O almeno, è una cosa che a me non piace. Un conto è l’eleganza, che se sei elegante nell’indole, lo sei anche con un jeans, una maglia e uno stiletto, ma un altro è la volgarità mal celata. Soprattutto in ufficio. Fa proprio storcere gli occhi, oltre che provocare il torcicollo a quei maschi (non uomini ma maschi) che non hanno il potere di domare il testosterone.
Voi cosa ne pensate?
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Comunicazione di servizio: sabato 9 giugno sarò qui

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che è anche uno dei due motivi per i quali non sarò al Social Family Day di MammaCheBlog.
Saranno una serie di incontri e, nel primo, si parlerà di mamme e internet ma anche di depressione post partum, che parlarne non basta mai.
Se siete in zona e vi va di passare, mi trovate lì.




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Categories: My life
Tags: LAVORO, ME

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commenti

Commenti

  1. Anonymous
    Anonymous 7 Giugno, 2012, 01:06

    Fino a 4 anni fa non avevo niente da mostrare e vestivo come una di “quelle”
    poi mi sono aumentata il seno di 2 taglie e ora vesto da monaca e non perchè
    non mi piaccia essere guardata o mi vergogno ma semplicemente perchè ho ottenuto quelllo
    che volevo e mi ha regalato sicurezza che non ho bisogno di ostentare
    Comunque credo che per gli uomini molte volte il primo biglietto da visita non sia il modo
    in cui sei vestita ma piuttosto l’ aspetto ,secondo me se sei bella non si accorgono nemmeno se hai la maglia di helloKitty o un abito sexi e non si rendono conto se possiedi anche un bel cervello perchè non ti ascoltano
    Sara

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  2. Anonymous
    Anonymous 6 Giugno, 2012, 17:30

    Peccato che per sabato abbia un impegno con le gemelle ma mi piacerebbe moltissimo venire alla libreria. Ci saranno altre tappe salentine?

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  3. Francesca
    Francesca 6 Giugno, 2012, 15:59

    Ecco perchè non ci sarai sabato…allora in bocca al lupo! Quand’è che vieni in Emilia a presentare il tuo libro??? :-))))
    Tornando all’argomento del post, io provo una gran vergogna nei confronti di quelle donne che si presentano al lavoro vestite da zoccole. Pagherei oro per sapere se: 1) non se ne rendono conto, e credono di essere ELEGANTI (che è tutta un’altra cosa)
    2) lo fanno apposta per farsi guardare, perchè questo è l’unico modo che hanno per accrescere la loro autostima.

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  4. Anonymous
    Anonymous 5 Giugno, 2012, 23:48

    Mi hai fatto scompisciare mhuahahahahah comunque anche in ufficio da me c’è un esemplare del genere e concordo con chi dice che mostrano le tette perchè non hanno altro da far vedere. ma che amarezza è?

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  5. ero Lucy
    ero Lucy 5 Giugno, 2012, 16:26

    La prima cosa che ho pensato e’ che la tipa fosse arrivata al lavoro senza essere ripassata da casa, dalla sera prima. Forse per quello si copriva :/

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  6. Lauryn
    Lauryn 5 Giugno, 2012, 16:04

    dipende un po’ d ache tipo di riunione era. se era una riunione di lavoro, che significa mettersi il tubino nero? concordo con te 🙂 è meglio paperina 😀

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  7. El_Gae
    El_Gae 5 Giugno, 2012, 15:09

    Da uomo dico una cosa: se il decoltè è generoso (tanto o poco che sia il contenuto) lo sig valuta una volta e stop… però la prima valutazione non ce la potete togliere. No no 😛

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    • bismama 2.0
      bismama 2.0 5 Giugno, 2012, 15:15

      No ma l’opportunità della valutazione ok con la condizionale, però l’esubero di dimostrazioni riguardo quello che non c’è è orribile. Cioè, volgarità all’ennesima potenza.
      Per quello ci sono un sacco di siti no?

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    • El_Gae
      El_Gae 5 Giugno, 2012, 15:24

      Vogliamo i link…. (no, scherzo dai… li conosco) 🙂

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  8. Slela
    Slela 5 Giugno, 2012, 13:51

    Di solito chi mostra, con cattivo gusto, troppi centimetri di pelle in luoghi di lavoro lo fa per nascondere il nulla che si ritrova al posto del cervello.
    Ancora non ho trovato l’eccezione che conferma la regola.

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    • bismama 2.0
      bismama 2.0 5 Giugno, 2012, 15:16

      Cioè, tu dici che pensa “ok, catturiamo l’attenzione sulle tette così non possono concentrarsi sul cervello?”. Si, nel caso specifico in effetti, potrebbe essere una tattica giusta. Oh yeah

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  9. La solita mamma
    La solita mamma 5 Giugno, 2012, 12:47

    Da me la grande capa (che poi è bassina in realtà!) viaggia come la tua collega di riunione. Miniminigonna, tette-non-pervenute-in-mostra, tacco-da-mi-inciampo. Fuori luogo sempre, sembra appena scesa da un cubo… Contenta lei ;D!
    Io per contro sono l’esatto opposto: ma faccio la biblotecaria prevalentemente per ragazzi in paesetti di frontiera…
    La domanda è: l’abito fa la “monaca” ;D!? Questo è il dilemma ;D!

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  10. mafalda
    mafalda 5 Giugno, 2012, 12:39

    L’abbigliamento da zoccola sul posto di lavoro è decisamente fuori luogo. Tanto se si è carine i maschi ci provano comunque, tanto tale tener per sé dignità e mercanzia.

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    • bismama 2.0
      bismama 2.0 5 Giugno, 2012, 15:17

      No no… “zoccola” is politically uncorrect! Si dice passeggiatrice, o intrattenitrice da strada. Zoccola no.
      Ahahahahahaha!!!

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  11. GAB
    GAB 5 Giugno, 2012, 12:26

    una piccola riflessione sul “costume femminile”l’ho fatta anche io nel mio blog, un paio di giorni fa…!

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