Due nuovi inizi, due primi giorni e un vaso pieno di farfalle

primo giorno di scuola

Ho cominciato a scrivere questo post tre volte. Per tre volte ho cancellato.
Poi ho chiuso gli occhi, ho acceso la musica e ho spento il cervello.

Ho sciolto ogni nastro che tiene legate le emozioni sul fondo dello stomaco e non le fa salire a galla perché non interferiscano con la razionalità che continua a consigliarmi di tenere separati testa e pancia.

E ho sentito arrivare la pelle d’oca, ho sentito il calore infuocare le guance e le lacrime sporcarle come graffiti su un muro bianco. Era da tempo che non mi lasciavo andare girando su on la leva di accensione di quei sentimenti profondi. L’ho fatto. Ho pianto solo per il piacere di aprire la valvola di sfogo.

Ho passato una sera ad affondare il naso nei loro colli, ad annusare quel profumo che diventa sempre più aspro e pungente fino a sapere di indipendenza, ad abbracciarli tra carezze delicate, sospiri, risatine e bacini.
E una notte piena di posizioni sbagliate e di righe del cuscino sulla faccia, di prove, di volte in cui mi sono rigirata nel letto arrotolandomi tra lenzuola e consapevolezza del cambiamento, svegliandomi e riaddormentandomi, guardando il soffitto aspettando che, magicamente, si trasformasse in un quaderno bianco.

Sono emozioni alle quali concedo di venire fuori solo ora; erano chiuse in un cassetto della scrivania, sotto alle penne, alle matite colorate, alle foto sbiadite, ai ritagli di giornale ingialliti e alle conchiglie raccolte sulla spiaggia. Un cassetto che è un gran casino e nel quale isolare un sentimento è così difficile che potresti sbagliare a identificare cosa provi confondendo la rabbia per la passione.

Poi sei lì che ti svegli, li ascolti immaginare ad alta voce il primo giorno di scuola con nuovi compagni che presto diventeranno custodi di nuovi segreti d’importanza inestimabile, in nuovi ambienti in cui crescere e confrontarsi. E respirare a pieni polmoni quella fragilità che vien fuori mentre condividono le paure e si fanno coraggio l’un l’altra.

È stato il momento in cui ho liberato le emozioni come si fa con un vaso pieno di farfalle che volano via colorando per un attimo l’orizzonte.

È stato il momento in cui ho capito. Sto facendo proprio un gran bel lavoro.

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Negli episodi precedenti:
“Mamma mi spieghi il ciclo?”
5 passi per andare alla ricerca del benessere
Coccole al risveglio

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